C'è l'apporto fondamentale di un matematico italiano dietro la formulazione della teoria scientifica più importante del Ventesimo secolo: la relatività generale di Einstein. Ma, a differenza del famoso Albert,
Gregorio Ricci Curbastro è rimasto nell'ombra. Come mai?
Martedì 1 novembre 2005, presso il
Palazzo Ducale di Genova (Sala del Minor Consiglio), gli spettatori del
Festival della Scienza hanno ascoltato la storia di due scienziati che, unendo il proprio lavoro, hanno rivoluzionato il panorama scientifico contemporaneo.
Fabio Toscano, uno dei relatori, ha tratteggiato i contorni di questa vicenda nel libro
Il genio e il gentiluomo (Sironi 2004).
Ma è stato il giornalista scientifico
Pietro Greco ad aprire le danze, ricostruendo la vita e il lavoro di Einstein fin dai primissimi anni di vita: «Fu un ottimo studente, al contrario di quanto sostengono molti luoghi comuni. Bravissimo in matematica, forse un po' allergico alla rigidità degli insegnanti». È per questo che un suo professore arrivò a dirgli: "Con il carattere che hai
non andrai da nessuna parte!". Le ultime parole famose.
Spinto dal sogno di una teoria che rappresentasse
l'intima unità della natura, Einstein formulò la teoria della relatività ristretta nel 1905. Per renderla completa, ovvero per includervi anche i dati sperimentali sulla gravitazione, serviva un passo in più. «Qui Einstein si bloccò e fu preso dallo sconforto», dice Toscani. È questo (1912) il momento in cui "entra in scena" Ricci Curbastro.
Il matematico italiano era all'epoca un docente dell'Università di Padova già piuttosto in là con gli anni. Sconosciuto alla massa e snobbato dalla comunità accademica, aveva inventato il
calcolo differenziale assoluto.
Il lavoro di Ricci era considerato
troppo difficile e senza applicazioni, finché Einstein non lo scoprì. «Lo scienziato tedesco, che fino ad allora aveva snobbato la matematica, si trovò alle prese con un calcolo difficilissimo, che i suoi colleghi fisici non osavano neanche avvicinare», dice Toscani. Ma questo gli permise di chiudere il cerchio della relatività generale.
«Dopo tanti anni, la teoria della relatività gode di buonissima salute ed Einstein è diventato l'icona del genio», dice Toscani e continua, «Ricci Curbastro era riservato, taciturno, con un
senso del pudore che lo ha tenuto sempre lontano dai riflettori». Quando Einstein venne in Italia, andò a trovare il matematico per ringraziarlo. Il loro primo e unico incontro ebbe luogo il 27 ottobre 1921, due anni dopo la verifica sperimentale della teoria della relatività generale.
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