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Cultura

L'uomo e le macchine astute

 
Remo Bodei parla del rapporto tra noi e la tecnologia. Da Icaro a Galilei: l'utilità di una scienza 'contro-natura'. Di Barbara Scapolo
 
   

     
1 novembre 2005
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Technology
Festival della Scienza
L'astuzia delle macchine Lo sviluppo della meccanica e la nascita della civiltà industriale
Lunedì 31 ottobre, Palazzo Ducale, Salone del Maggior Consiglio

Ricchissimo di spunti l'excursus compiuto da Remo Bodei lungo la storia del rapporto tra uomo e macchina. Originariamente, il significato greco del termine "macchina" indicava un'"astuzia", un "inganno", un "artificio": solo successivamente il termine arriva ad assumere la valenza che gli attribuiamo oggi.
Il suo senso originario spiega il diverso ruolo riservato alle macchine nell'antichità, essenzialmente determinato dall'opposizione "secondo natura"/"contro natura": la meccanica non rientrava tra le scienze, ed era concepita "contro natura" proprio perché l'uomo ne usufruiva senza comprenderne pienamente il funzionamento, e per questo si manteneva titubante e meravigliato di fronte all'inganno che la meccanica pareva suggerirgli.

Primariamente, la fascinazione della meccanica e delle questioni ad essa connesse ricade sull'aumento della potenza che essa permette alle azioni dell'uomo: come Odisseo, l'uomo debole ma intelligente, inganna il forte ma ottuso Polifemo, così la meccanica inganna la natura con astuzia. Le macchine meravigliano e generano il prestigio di chi sa usufruire dell'arte meccanica; al tempo stesso, esse paventano la possibilità di poter varcare alcuni dei limiti che la natura impone all'uomo: il mito di Icaro si pone come emblematico esempio della percezione prudente e titubante che l'uomo continua ad avere nei confronti delle meccaniche, dato che la natura o gli dèi si possono sempre vendicare dell'eccessiva superbia dell'uomo.

Ancora nel ‘600 l'arte meccanica è considerata inferiore rispetto alle arti liberali, disprezzata dagli umanisti e dagli scienziati: si deve a Galileo Galilei un cambiamento radicale della prospettiva: egli comprende che la meccanica non è contro natura, e che il suo compito non è esclusivamente quello di suscitare meraviglia e prestigio: ora l'astuzia non è più quella che si esercita ad ingannare la natura, ma ad applicarsi con disciplina nell'arte meccanica, che finalmente diviene "razionale" e progressivamente muove i suoi passi dal mondo del "pressappochismo" a quello dell'estrema precisione. Due sono le conseguenze primarie di questa rivoluzione:
1) La meccanica acquisisce piena legittimità legando il suo utilizzo primario ai fini economici;
2) Viene virtualmente abolita la schiavitù, attraverso l'individuazione dei vantaggi che le macchine possono avere per l'uomo (meno lavoro, maggiori energie, successivamente conservate ed erogate a comando, vanno sostituendosi alla forza lavoro esclusivamente umana): Adam Smith, pienamente immerso in questo clima, rende "uguali per nascita" il filosofo e il facchino, rimuovendo l'idea secondo la quale esistevano schiavi "per nascita", in quanto persone prive di propria volontà ed intenzionalità e quindi bisognose di un padrone.

L'energia che, attraverso la meccanica, si conserva e si trasforma, cambia radicalmente l'economia, al punto che senza di essa oggi la nostra società - non solamente la nostra economia - non funzionerebbe.
Pur essendo problematica la fondamentale importanza che le meccaniche sono arrivate ad investire nella vita di oggi, Bodei ha marcato essenzialmente gli enormi vantaggi che essa ha portato all'uomo, il cui occhio critico non deve tuttavia mai smettere di com-prenderne ("tenere insieme") l'intera storia per intenderne pienamente la valenza.

Barbara Scapolo

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