Talete, Anassimene, Anassimandro: in un qualche oscuro angolo della mia RAM scolastica è rimasto questo trio, in compagnia di dic, duc, fac, fer e Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea. Doveva credo essere la prima lezione di filosofia al Liceo, e i tre cercavano il principio originario della natura mescolando in varie gradazioni i quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco. Commento serpeggiante in aula: «se questa è la filosofia, cominciamo bene».
Ventisei secoli dopo (ed a qualche anno dalle mie lezioni) i tre si riscattano per interposta persona grazie ad Acqua, aria, terra, fuoco. I quattro elementi della natura fra arte e scienza, l'affascinante mostra al Palazzo della Borsa (via XX Settembre 44) dal 27 ottobre al 27 novembre, allestita in occasione del Festival della Scienza.
Il sottotitolo sintetizza il senso dell'operazione, ribadito da Sandra Solimano, che ha curato l'iniziativa con Maria Perosino e Silvana Sermisoni: «abbiamo dipanato un sottile filo di ricerca sui quattro elementi, a partire dagli artisti "classici" fino ai contemporanei». "Classici" qui vuol dire gente che operava al massimo cinquant'anni fa, tipo Burri o Fontana...
Intorno al percorso prettamente artistico si snoda quello scientifico (nei piccoli scagni della Sala delle Grida), che omaggia il main sponsorEnel: gli elementi come luogo di generazione di energia.
E poiché il Festival della Scienza non sarebbe Festival della Scienza senza una buona dose di sperimentabilità, le opere sono inframezzate da macchine che ripetono in piccolo i fenomeni naturali: un tornado, una corrente marina, eccetera.
L'incipit della mostra è una delizia. Un'opera di Claudio Costa che riassume l'evoluzione umana - un osso si trasforma in vari passaggi in un flauto - viene riecheggiata dalla proiezione dei fotogrammi iniziali di 2001. Odissea nello spazio su un "muro" inconsistente di vapore, la porta che introduce all'esposizione.
Arte e scienza s'intrecciano amorevolmente, giocando sui temi dei quattro elementi primordiali. Pura arte, come i monochromes di Yves Klein. Oppure "arte + elemento", come la terra dei cretti di Alberto Burri, l'aria che perfora i tagli di Lucio Fontana o il fuoco del fiore ossidrico di Jan Kounellis.
Ma è "arte + scienza" l'equazione che dà i risultati più intriganti: uno scintillante stormo di spilloni ti segue minaccioso, controllando ogni tuo movimento grazie ai sensori di campo magnetico; un'edera è appesa al muro cristallizzata in un cubo di ghiaccio.
Fra tutte, affascinano le due installazioni dello di Karlsruhe. Nella prima - di Christa Sommerer e Laurent Mignonneau - accarezzando tre piante si assiste alla loro magica crescita, che però è un sogno digital-floreale, una proiezione computerizzata: più le tocchi, più crescono. La seconda è un'opera collettiva che trasforma in quattro immagini altrettanti tipi di dati provenienti dal sole (campo magnetico, macchie, radiazioni, vento solare), restituendoci artisticamente la vita di due cicli della nostra stella preferita.