Già nel gennaio del 2001, al suo debutto, era passato di qua,
al Teatro Politeama, lo
Zorro di Margaret Mazzantini. Sollevando, invero, tante perplessità critiche quanto i consensi popolari (
leggi la recensione di quello spettacolo).
A distanza di quattro anni
Sergio Castellitto torna su quel palco, stavolta in compagnia di gentil signora scrittrice-commediografa-attrice, per replicare il testo in un allestimento smagrito, essenziale, scarnificato quasi. Due leggii, minimali giochi di luce, costumi no (in frac lui, in
tailleur lei), voci, facce, gesti.
Spezzano il ritmo momenti di buio improvvisi, stacchi
pop-rock anni sessanta, silenzi brevi.
Ora, come lo giri lo giri, ma alla magagna principale di un testo che furbetto e un velo ipocrita è e tale resta, non c'è rimedio, con questo barbone fiero e istruito e sensibile e amante dei cani che poi, non si sa perché, sbaglia i congiuntivi... Barbone normalizzato, paratelevisivo, in un monologo che assomiglia un po' a quella donna ricca, con bimbo appresso e sportine gonfie di
boutique, che nel testo allunga tre monete allo Zorro medesimo per sganciarsi la coscienza.
Detto questo,
Castellitto è un mostro di bravura e la pura narrazione lo evidenzia ancor di più. Il migliore della sua generazione, verrebbe da dire, magari un po' a spanne.
Inoltre la scrittura della Mazzantini va via che è un piacere, liscia liscia, generosa, ammiccante. L'ora e mezza di lettura trascorre per questo senza sforzo: noia rada ed occhi attenti.
Il duetto funziona un po' meno e l'andamento della recitazione, opportunamente riportato su assi cartesiani, risulta a sinusoide.
Sergio, seduto composto, affabula con sublime misura, disegna limpidi scenari con scaltro pennellar di braccia e dita, diverte, commuove.
Margaret, tesa in avanti, quasi accovacciata sulle ginocchia, spigolosa e a tratti rauca, eccede sistematicamente, si perde in imbarazzanti camuffamenti vocali, tossicchia e tira matto il microfono con urla scomposte, ingenerando grotteschi barbagli sonori negli amplificatori. Invece di scegliere se stessa insegue l'inarrivabile consorte e cade vittima dei buoni propositi.
E comunque. Lunghi applausi, soddisfazione generale, alla quinta uscita Castellitto tacita la platea e ricorda che in coppia con Margaret non si presentavano su quel palco da diversi anni e diversi figli.
Dedica sincera a
Ivo Chiesa, altri applausi, altra soddisfazione.
In ogno caso una bella serata: il piacere di ascoltare\vedere un grande attore che si offre in un
distillato di recitazione.
Nella foto la copertina del testo di Margaret Mazzantini edito da Mondadori