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di Roberto Benigni
con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno
Ad un occhio critico e un po' pignolo verrebbe da sottolineare l'evidenza:
Benigni ha rifatto La vita è bella sostituendo all'amore paterno quello coniugale,
e ai lager nazisti la Bagdad devastata dai bombardamenti. Ma, lo chiariamo
subito, con Benigni dell'occhio critico è dovere fare senza.
Attilio, poeta e insegnante, è innamorato non corrisposto di Vittoria. Quando lei, per lavoro, segue in Iraq un poeta arabo (un ottimo Jean Reno, che recita in buon italiano per tutto il
film) e resta gravemente ferita in un bombardamento, Attilio decide di raggiungerla
per prestarle soccorso.
Il messaggio è semplice e noto: chi salva una vita salva il mondo intero,
chi ne stronca una lo ferisce a morte. E come parlare di una verità tanto
banale quanto ignorata nei fatti, senza cadere nella retorica buonista e toccando
davvero le persone?
Come ci spiega Attilio, mentre lo insegna alle sue figlie, il poeta è colui
che, con le parole, sa rivelare a chiunque le emozioni che egli percepisce
con vena speciale. E la trovata di Benigni regista-attore-poeta non è nemmeno
così difficile da penetrare: per parlare del valore della vita umana, ci parla
di sentimenti condivisi e facilmente riconoscibili da tutti. Troppo facile
addormentarsi pasciuti e sonnolenti davanti a immagini di carneficine disperse
in deserti alieni, abitati da razze aliene, e visti solo al TG. Ma se le
vittime della bruttezza delle bombe, dei proiettili, della povertà sono i
nostri figli (La vita è bella) o le nostre fidanzate, allora è più facile rendersi conto
che dietro ogni vita stroncata c'è una donna, un figlio, un padre che per
qualcuno è ragione di vivere (Se Vittoria muore per me si può anche ripiegare
il cielo e metter via tutto, insieme con questo mondo immenso che gira; spegnere
la luce del sole, questa luce che mi piace tanto perché illumina lei).
In questo impianto limpido ed efficace la generosità smodata di Benigni attore,
la sua vena immaginifica vagamente felliniana (il matrimonio alle Terme di
Caracolla, la piazza di Bagdad con il cielo stellato e un Saddam senza testa
che indica il nulla) ed anche il suo coraggio etico - la scena in cui la bandiera
della pace lo stende colpendolo in testa, a sottolineare che un passamontagna
con i colori dell'arcobaleno è un indegno ossimoro - sono germogli che fioriscono
nello spettatore in un profondo senso di gratitudine e pace.
E, si dica quel che si vuole, ma il Padre Nostro rivolto ad Allah e terminato
con una mosca schiacciata, è una pagina indimenticabile, di cinema e di poesia.
Benigni ci parla dei massimi sistemi senza perdere un colpo, senza imbarazzare,
senza banalizzare. Usa il violino, per ore, senza sviolinare. Roba da matti.
Giudizio 4 e 1\2 su 5
Nella foto Jean Reno, Nicoletta Braschi e Roberto Benigni
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