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Spettacoli
Premiazione T Conte
 

Una vita con la Tosse

 
Tonino Conte ha ricevuto il "Grifo d'oro". Un modo speciale di festeggiare i 70 anni. C'è anche Lele Luzzati, Solenghi inscena un siparietto
 
   

     
27 settembre 2005
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
Settant'anni e non sentirli.
Dopo i trent'anni del Teatro della Tosse è il suo storico presidente, Tonino Conte, a incrociare una nobile ricorrenza.
Un compleanno importante che oggi, 27 settembre 2005, è stato reso ancor più speciale.

Palazzo Tursi, ore 18. Il sindaco Giusepe Pericu, nella cornice del Salone di Rappresentanza, consegna ad uno dei grandi decani del teatro genovese il massimo riconoscimento culturale cittadino.
Presenti a festeggiare Conte vecchi amici, collaboratori di sempre ed importanti rappresentanti del panorama culturale e politico genovese: da Tullio Solenghi ad Emanuele Luzzati (co-direttore artistico con Conte del ), da Sergio Maifredi ad Arnaldo Bagnasco (presidente di Palazzo Ducale), all'ex-sindaco Fulvio Cerofolini.

Dopo gli interventi istituzionali di sindaco e assessore, che ricordano quanto Conte abbia fatto per riqualificare tanti spazi cittadini a partire proprio dal centro storico, le redini della cerimonia passano tra le mani di Tullio Solenghi, che non le mollerà più. Indossando con deliziosa verve comica i panni del presentatore.
«Tonino è sempre stato l'altra faccia del teatro, a Genova. Da una parte lo Stabile, con le regie "universitarie" di Squarzina, che, quasi quasi, a noi attori sembrava di sostenere un'interrogazione, durante le prove. Dall'altra la Tosse. Con le regie di Conte...», e qui Solenghi mima Conte che conduce le prove tenendosi il pacco, «...che urlava "Eh no Tullio, così non va! Falla diversa!". Ma mica te lo diceva poi come farla! Più che una regia sembrava la lotteria...».
Solenghi parla di Conte con sfacciata ironia, ma sotto la scorza del suo personaggio, nelle pieghe della voce e dei gesti, trapelano fortissimi, il rispetto, l'affetto, la riconoscenza.

Quando Conte prende la parola, tra una lettura e l'altra delle sue poesie (proposte dagli esponenti di due generazioni di attori dela Tosse, Enrico Campanati, faccia storica, e la giovane Lisa Galantini), non la tiene poi per molto.
«Qualche giorno fa Sciaccaluga ha detto "Io non sono figlio d'arte, sono figlio di abbonati". Ecco, io non sono nemmeno figlio di abbonati, sono figlio di operai che l'abbonamento non se lo potevano permettere. Perciò credo di poter dire di essermi fatto davvero da solo. Con la foruna di trovare sulla mia strada persone speciali che mi hanno permesso di crescere. Luzzati è qui, per cui di Lele non dirò nulla...».
Poi si ripiega su se stesso, a voce improvvisamente bassa.
«Vorrei invece ricordare Aldo Trionfo. Un uomo che, senza cercare mai di insegnarmi nulla, mi ha invece mostrato come guardare le cose in modo non banale. Era sufficiente girare con lui per strada. Osservava i cornicioni, i piani alti dei palazzi, e ti mostrava sempre particolari su cui altrimenti non avresti posato lo sguardo. Faceva lo stesso sul palco».

Arriva il momento dei regali.
Il più speciale è un quadro di Luzzati. Un lavoro tridimensionale in cui un'enorme Mangiafuoco incombe su uno spaurito Pinocchio. «Credo che quel Mangiafuoco sia proprio Conte», suggerisce Solenghi.
Infine è ancora Conte a chiudere la serata con una proposta al sindaco: «Vorremmo trasformare la spianata dei forti in un enorme parco naturale, capace di accogliere spettacoli teatrali ma non solo. Ci sarebbero opere di Luzzati a impreziosirlo e il nostro impegno. Confidiamo nel sindaco...».
Ci confidiamo anche noi...

Tonino Conte con il sindaco Pericu al momento della consegna del premio
 
 
 
 
 
 
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