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Non è 'solo' un blog

 
Il fenomeno del diario virtuale dilaga, ma c'è già chi lo vuole morto. Cosa si cela dietro il post? Tyttina difende uno strumento di libertà
 
   

     
19 settembre 2005
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Solo un blog, dicono. Troppa importanza, è solo un blog. Magari lo fosse, solo un blog. Invece no, non lo è, "solo". È molto, un blog. C'è gente che parla, che racconta, di sé e del mondo intorno. C'è gente che scruta, che scava, che analizza, che fa ricerche. C'è gente, dall'altra parte del mondo, che si sente improvvisamente a casa. Per pochi minuti o un'ora, non importa. Ma non è, non sarà mai, solo un blog.

Ne parla il web, ne parla la tv, ne parlano anche i giornali. Tra pochi giorni, sul nuovo numero di Cosmopolitan si parlerà nuovamente di blog. Solo è un aggettivo che proprio non ha ragione d'essere, o almeno non più. Giorni fa, su un blog, ho pubblicato un post che ha raccolto, intorno a sé, sentimenti, affetti, rabbie, e altro ancora. Persone che si sono volute bene, persone che se ne vogliono ancora, usando la piazza virtuale come luogo d'incontro. Post it uno dietro l'altro per dire la propria, per accettare o rifiutare, per negare o rafforzare, per scusarsi o per attaccare ancora. Vita, però, ricca e piena, sangue e arena, lenzuola di seta e ruvide coperte.

Tutti dovrebbero avere un blog. Dovrebbe esserci una legge, in proposito. Scrivere di sé e del mondo intorno, piccolo o grande che sia, rende tutto diverso, attraverso lo sguardo distaccato proprio della parola scritta, e le voci degli altri. Dentro questo mondo, è ovvio, c'è tutto il bello e il brutto della nostra società, compresi quelli che lo denigrano definendolo falso, fatuo, deformante, ma tenendo in piedi il proprio blog con ostinata caparbietà, contraddicendo se stessi e mostrando, involontariamente, l'importanza che riveste, e la realtà niente affatto filtrata che mostra.

Non ha senso, credo, interrogarsi sulla valenza dello strumento, sulla sua attualità. A volte ho notato in alcuni critici il desiderio di certificarne la morte, quasi non aspettassero altro. Perché? Può essere solo la paura di ciò che è fuori controllo, di ciò che può svilupparsi solo ed esclusivamente seguendo le regole del suo conduttore? In effetti, in regimi così fortemente sottoposti a controllo, questo può essere realmente un pericolo. Non tanto per le conseguenze che un blog, e ciò che vi è scritto sopra, possa provocare, quanto per l'educazione alla libertà che il mezzo offre. Dopo aver combattuto tanto, utilizzando il potere economico (non puoi accedere a tale mezzo se non puoi pagartelo), per togliere l'istinto stesso alla libertà che l'uomo dovrebbe avere nel suo animo, oggi questo stesso potere viene meno grazie alla possibilità di aprire uno spazio web virtuale, un blog, senza spendere una lira. Gratis.

Il vero blogger difatti non è quello che acquista, seppure a basso costo, un dominio Internet e programmi che gli consentano di renderlo graficamente più bello e accattivante. Il vero blogger è quello che utilizza le risorse free che la rete gli offre, al limite utilizzando addirittura ciò che la piattaforma gli mette a disposizione di default, senza accettare nessun tipo di aiuto pagato.
Questa è libertà allo stato puro. Un muro virtuale sul quale scrivere di tutto senza doversi sentire in colpa, esponendo il proprio pensiero, più o meno lucido, senza sottostare a nessun altro tipo di logica che la propria, unica e personale.
Non sono solo blog, sono molto di più, se si ha voglia di analizzare e poca paura delle risposte.

Tiziana Cerquetti aka Tittyna
 
 
 
 
 
 
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