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Cultura
Pink Rabbit
© foto: www.gelitin.net
 

Il giocattolo del gigante

 
Un coniglione rosa di 50 metri abbandonato sulle Alpi. Land-art condita di ironia. I Gelatin presentano un progetto che era nato per Genova
 
   

     
08 settembre 2005
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di
Giulio
Nepi
   
Non sempre si può dire davanti ad un'opera contemporanea "ecco, questo avrei potuto farlo anch'io". Ad esempio di fronte al Pink Rabbit degli austriaci Gelatin, la cosa diventa alquanto difficile, visto che stiamo parlando di un coniglione di cinquanta metri, rivestito con una tonnellata di lana rosa e riempito con mille metri cubi di paglia.

Si era già parlato due anni fa di questa colossale operazione assimilabile alla land-art. E se ricordate, avrebbe dovuto troneggiare sul Righi dando una forte impronta di contemporanea provocazione alla Capitale Europea della Cultura. Il 2004 però perse per strada il progetto, se per miopia o celant-centrismo non lo sapremo mai: a noi di mentelocale.it garbava moltissimo.
Francesca Pennone e Antonella Berruti, le Pinksummer-girls, non si sono perse d'animo ed hanno riproposto il coniglione a città più sensibili e sveglie. Ed alla fine il Pink Rabbit si è accasato su un cucuzzolo di Artesina.

Ecco perché l'appuntamento di giovedì 8 settembre, a Palazzo Ducale, con i Gelatin ha richiamato un pubblico curioso e numeroso. D'altronde il collettivo austriaco gode di una consolidata fama di allegri provocatori: celebri il B-Thing - balcone abusivo costruito al 91° piano delle Twin Towers - ed il coevo Weltwunder, una piscina profonda tre metri all'Expò di Hannover del 2000: i visitatori erano invitati a tuffarsi per scoprire l'opera d'arte sul fondo. Che dire poi dell'Arc de triomphe di Salisburgo, fontana a base di pipì dalla curiosa balistica, festeggiata poi a Londra con una torta umana dove le candeline erano infilate nell'unico posto del corpo in grado di garantire una stabile tenuta...
«Sono un po' i rampolli di certo azionismo viennese, gente come Gunter Brus o Schwarzkogler», mi spiega Antonella Berruti, «solo che quelli erano molto più estremi, si facevano male davvero. I Gelatin per fortuna hanno una cifra più goliardica».

E infatti si è riso parecchio alla presentazione-performance I love the Rabbit, the Rabbit loves me ideata per annunciare l'inaugurazione della mega-installazione, sabato 17 (party ad Artesina alle 21.00) e domenica 18 (dal coniglio, ore 11.30, sul monte Colletto Fava).
Mentre sullo schermo scorrevano le immagini della performance-viaggio Nasser Klumpatsch (in lambretta verso est «fino all'esplosione dei motorini», più o meno a Sofia), i quattro capelloni si sono spogliati e rivestiti con delle tutine ben cucite. E, poco alla volta, svuotandosi enormi pacchi di pula dentro la camicia, hanno cominciato a riempirsi (proprio come il coniglio, pieno di paglia) fino a deformarsi in enormi pupazzi Michelin, faticando non poco per muoversi o restare in piedi.
Mentre i Gelatin continuavano con implacabile assurdità la loro trasformazione in peluche, sullo schermo scorrevano le foto di animali spiaccicati raccolte sulle strade dei Balcani. Sui cadaveri, brulichio di larve (e conseguente mormorio di schifo dal pubblico).

Nasce da qui l'idea del coniglio, che ha infatti le viscere aperte come se fosse precipitato dal cielo o caduto dalle mani di un bambino-gigante. E che sarà lasciato alle intemperie fino a che la natura non lo inghiottirà, anno dopo anno (cinque quelli previsti), corrompendosi proprio «come le carogne innocenti al bordo della strada», trasformandosi in cibo per gli animali della montagna (i Gelatin raccontano divertiti degli "attacchi" di mucche golose) o magari finendo a far da tana alle marmotte.
Sorta di vanitas aggiornata al 2000, Pink Rabbit scandirà lo scorrere inesorabile del tempo, sfuggendo al controllo degli stessi autori. Ma per ora, come dicono i quattro, «si può solamente sorridere».


Guarda le foto della performance
 
 
 
 
 
 
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