Non sempre si può dire davanti ad un'opera contemporanea "ecco, questo avrei potuto farlo anch'io". Ad esempio di fronte al
Pink Rabbit degli austriaci
Gelatin, la cosa diventa alquanto difficile, visto che stiamo parlando di un coniglione di cinquanta metri, rivestito con una tonnellata di lana rosa e riempito con mille metri cubi di paglia.
Si era già parlato
due anni fa di questa colossale operazione assimilabile alla
land-art. E se ricordate, avrebbe dovuto troneggiare sul Righi dando una forte impronta di contemporanea provocazione alla Capitale Europea della Cultura. Il 2004 però
perse per strada il progetto, se per miopia o celant-centrismo non lo sapremo mai: a noi di mentelocale.it garbava moltissimo.
Francesca Pennone e Antonella Berruti, le Pinksummer-girls, non si sono perse d'animo ed hanno riproposto il coniglione a città più sensibili e sveglie. Ed alla fine il Pink Rabbit si è accasato su un cucuzzolo di Artesina.
Ecco perché l'appuntamento di giovedì 8 settembre, a Palazzo Ducale, con i Gelatin ha richiamato un pubblico curioso e numeroso. D'altronde il collettivo austriaco gode di una consolidata fama di allegri provocatori: celebri il
B-Thing - balcone abusivo costruito al 91° piano delle Twin Towers - ed il coevo
Weltwunder, una piscina profonda tre metri all'Expò di Hannover del 2000: i visitatori erano invitati a tuffarsi per scoprire l'opera d'arte sul fondo. Che dire poi dell'
Arc de triomphe di Salisburgo, fontana a base di pipì dalla curiosa balistica, festeggiata poi a Londra con una torta umana dove le candeline erano infilate nell'unico posto del corpo in grado di garantire una stabile tenuta...
«Sono un po' i rampolli di certo azionismo viennese, gente come Gunter Brus o Schwarzkogler», mi spiega Antonella Berruti, «solo che quelli erano molto più estremi, si facevano male davvero. I Gelatin per fortuna hanno una cifra più goliardica».
E infatti si è riso parecchio alla presentazione-performance
I love the Rabbit, the Rabbit loves me ideata per annunciare l'inaugurazione della mega-installazione, sabato 17 (party ad Artesina alle 21.00) e domenica 18 (dal coniglio, ore 11.30, sul monte Colletto Fava).
Mentre sullo schermo scorrevano le immagini della performance-viaggio
Nasser Klumpatsch (in lambretta verso est «fino all'esplosione dei motorini», più o meno a Sofia), i quattro capelloni si sono spogliati e rivestiti con delle tutine ben cucite. E, poco alla volta, svuotandosi enormi pacchi di pula dentro la camicia, hanno cominciato a riempirsi (proprio come il coniglio, pieno di paglia) fino a deformarsi in enormi pupazzi Michelin, faticando non poco per muoversi o restare in piedi.
Mentre i Gelatin continuavano con implacabile assurdità la loro
trasformazione in peluche, sullo schermo scorrevano le foto di animali spiaccicati raccolte sulle strade dei Balcani. Sui cadaveri, brulichio di larve (e conseguente mormorio di schifo dal pubblico).
Nasce da qui l'idea del coniglio, che ha infatti
le viscere aperte come se fosse precipitato dal cielo o caduto dalle mani di un bambino-gigante. E che sarà lasciato alle intemperie fino a che la natura non lo inghiottirà, anno dopo anno (cinque quelli previsti), corrompendosi proprio «come le carogne innocenti al bordo della strada», trasformandosi in cibo per gli animali della montagna (i Gelatin raccontano divertiti degli "attacchi" di mucche golose) o magari finendo a far da tana alle marmotte.
Sorta di
vanitas aggiornata al 2000, Pink Rabbit scandirà lo scorrere inesorabile del tempo, sfuggendo al controllo degli stessi autori. Ma per ora, come dicono i quattro, «si può solamente sorridere».
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