Cinquemila anni di storia, una delle più grandi metropoli del mondo, un periodo in cui i viaggi in aereo e la roulette russa sono parenti stretti, bombe scoppiate qua e là (dal Cairo a Sharm El Sheikh). Le mie
vacanze estive si presentavano più o meno così. "Un campeggino in Puglia ci farebbe schifo?", pensavo qualche giorno prima di partire. Ma, sì sa, di questi tempi
il fatalismo è d'obbligo: così io e la mia dolce metà siamo partiti per l'
Egitto, dove ci aspettava mio padre, che abita lì. Se leggete queste righe vuol dire che tutto è andato bene, sarebbe disonesto tirarcela da Indiana Jones.
Dicono che il periodo migliore per visitare la terra dei faraoni sia la primavera (non troppo inoltrata) o l'autunno, ma anche d'inverno si sta bene. Io sono partito lunedì
quindici agosto. Dieci giorni di relax, gite al limite tra turismo (piramidi e compagnia bella) e sport estremo (la sopravvivenza al Cairo). Eccone un breve, parziale e tragicomico resoconto.
Il Cairo
La guida
Lonely Planet inizia così la sua descrizione della capitale egiziana:
Il Cairo è puro caos. Mai definizione fu più azzeccata. Prima che si riesca a metabolizzare qualsiasi giudizio si è travolti da un casino di proporzioni galattiche.
Diciotto milioni di abitanti, altrettante auto - tra cui abbondano maggiolini, Fiat 600, 1100, 124, 128, 131 mirafiori, mentre la Punto deve ancora arrivare - assenza totale di regole. I semafori sono decorazioni luminose, i pedoni attraversano ovunque rischiando la vita, l'incastro agli incroci è assicurato, in autostrada i carretti trainati dagli asini viaggiano sulla corsia di sinistra, il clacson è una specie di sottofondo che non ti levi più dal cervello, i tassisti tengono sempre il ditino pronto a strombazzare manco fossero pistoleri in duello (sui taxi ci vorrebbe un capitolo a parte). Insomma, andando per stereotipi, un italiano rimane sotto shock, uno svedese rischia l'infarto.
Uno sguardo dall'alto
Al Cairo c'è tutto. Ci sono le baracche e gli hotel sette stelle, la tradizione e la modernità, povertà e sfarzo, modestia e lusso sfrenato, baretti lerci e discoteche sul Nilo. Tutto convive nella stessa
immensa area metropolitana che non smette mai di crescere. Ogni tanto qualcuno si accatta un quadrato di sabbia e ci piazza un quartierino nuovo nuovo, tipo New Cairo, una specie di scatola di cemento in mezzo al giallo.
Non c'è un vero centro, o come piace dire a noi, centro storico. C'è la più generica
Down Town, fulcro commerciale, istituzionale e vero nucleo del bordello cairota. Il folkloristico
Suq Khan El Khalili - o, tradotto all'europea, Cancalili - è un quartiere intero di botteghe, negozi e bugigattoli stretti in vicoli minimali. Ovviamente vendono di tutto e tirano a venderti ancora di più. La versione moderna del Suq è il Mall, il centro commerciale. Ce ne sono a palate, da uno a sei, sette piani.
Aria Condizionata
La gran parte degli egiziani non ce l'ha. Per noi era come l'ossigeno sull'Everest:
indispensabile. Godere di un fiotto d'aria fresca in macchina e in casa è una roba che ti rimette in sesto dalla calura quotidiana. Ma le controindicazioni sono assicurate. Quando passi di botto da oltre quaranta a venti-venticinque gradi hai due reazioni istantanee: mal di testa e mal di pancia. Ingoiare un Moment mentre scappi al cesso diventa presto un riflesso condizionato pavloviano.
Il Nilo
L'Egitto, da sempre, è quel che è grazie al fiume. In dieci giorni non si è vista una nuvola (può capitare, si dirà, ma confermano che è la regola), c'è gente che giura di non ricordarsi l'ultima pioggia, eppure
l'acqua non è un problema e l'agricoltura tira. A duecento chilometri dal mare, in pieno deserto, se non è un segno divino è una bella botta di culo.
Il Nilo per noi è stato soprattutto una fantastica cena su una feluca, in mezzo ai grattacieli del centro, in cui un commensale per nulla matto, anzi molto simpatico, ha giurato di aver conosciuto un lupo mannaro al militare. Siamo tutti morti dalle risate, tranne una bimba che si è cagata addosso...
continua... con i poliziotti delle piramidi, le maledizioni da Tuthankhamon in poi, le discoteche, la coda alle tre di notte per andare a fumare la shisha (o arghilè), ancora sciolte da urlo.
Clicca qui per vedere alcune foto del viaggio in EgittoNella foto sopra: un panorama del Cairo
Nella foto sotto: la Sfinge e sullo sfondo la piramide di Chefren