A Broadway trovate generalmente tre tipi di spettacoli: i musical, la prosa e gli spettacoli off. Questi ultimi si distinguono, oltre che per la collocazione (invece che nella zona di Time Square vanno in scena in teatri che stanno un po' più a sud), per lo spirito: platee più piccole, titoli meno noti, scenografie più colorate e meno pompose. Qui, oltre alla prosa e ai musical, vi potrete godere sapide commistioni di genere, generalmente di impianto sperimentale.
Ma cominciamo proprio dai musical, da quelli, diciamo così, on. Ad aver fatto la storia di Broadway sono stati soprattutto loro. Ebbene, la frase fatta da tirar fuori a questo punto è: non è tutto oro quello che luccica.
La verità è che, delle tre offerte teatrali newyorkesi sopra citate, i musical sono forse la meno appetitosa. Baracconi rutilanti messi in piedi per frastornare, con luci violente e scenografie grandiose, platee infestate di turisti curiosi (difficilmente abitudinari del teatro), che hanno comprato il biglietto soprattutto per poter dire "io c'ero".
Questo non significa che manchi professionalità canora ai protagonisti, anzi: le voci di primattori e primattrici sono generalmente impressionanti, tanto che un osservatore inesperto finirà per credere di ascoltare uno show in playback. Assai meno curata la recitazione, e non sarà difficile che vi imbattiate in giovanotti impettiti che stanno piantati sul palco come tronchi d'albero, allargando le braccia e spianando il petto mentre scatenano l'ugola.
Tipico esempio di quanto detto, il tanto pubblicizzato , musical ispirato e scandito dalle splendide canzoni degli Abba. La storia verte intorno all'esile spunto di una giovinetta, in procinto di sposarsi, che non conosce l'identità del proprio padre, celata tra quelle di tre vecchi amanti della madre tutti convenuti al matrimonio. Di qui l'abbrivio per una serie di parentesi canore, alcune (molte) del tutto pretestuose rispetto all'intreccio, che mettono in fila una ventina di successi del gruppo svedese. Alla fine il sipario si chiude, poi si riapre, la scena si tramuta nel palco di una discoteca anni '70 e tutti insieme (pubblico compreso) ci si ritrova a ballare e cantare Mamma mia!, il pezzo. Per carità, tutto simpatico, colorato, pieno di energia (e considerate che questa gente va in scena 9 volte a settimana per dodici mesi l'anno, sostituzioni escluse), però insomma...
La sensazione complessiva resta quella di un uso un po' troppo "furbo" delle qualità dei protagonisti, abbandonati a pascolare in un contesto scintillante ma senza un'idea complessiva di regia.
Se volete comunque fare l'esperienza, ecco un sommario di quello che c'è in giro di questi tempi, oltre al succitato Mamma mia! e a Wicked, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa.
Classicissimi, tre: Rent, Chicago e Il fantasma dell'opera.
Due, invece, le mappazze caramellate tratte da successi Disney, Il re leone e La bella e la bestia (qui andateci solo se vi volete proprio fare del male o se avete pischelli piccoli assai al seguito).
Dicono un gran bene di Spelling bee, che ruota intorno alle famigerate gare di ortografia tra ragazzini, pratica tutta americana che ha già ispirato un documentario di culto (, naturalmente inedito in Italia) e un film con Richard Gere (prossimamente) per le furiose faide tra genitori che è solita scatenare.
Rischiano invece di esser divertenti assai (sempre nei citati limiti) The mambo kings (indovinate di che parla?) e The producers, del mitico Mel Brooks. Per i nostalgici dei Beatles sarà invece impedibile Lennon, ispirato a vita e carriera del geniale musicista, scomparso in seguito ad un omicidio consumato proprio da queste parti, in un luminosissimo angolo di Central Park, oggi ribattezzato Strawberry fields.
Ma, se avete un sola serata a disposizione, non potete mancare Spamalot, musical scritto da Eric idle dei Monty Python's, che ripercorre le avventure di Re artù e compagni narrate in quel capolavoro di comicità surreale che è Monthy pithon's and the holy grail. Regia di Mike "Il laureato" Nichols e protagonista Tim "Frank'n Furter" Curry...Imperdibile.