Comincia oggi la nostra piccola guida per districarsi al meglio nella capitale mondiale del teatro. Ogni sabato una nuova puntata.
Le mille luci di
Times square. Un negozio di giocattoli con dentro una ruota panoramica. Cartelloni pubblicitari di sei piani (pure otto). Interminabili colonne di taxi. Un venditore di
hot-dog ad ogni angolo di strada. Uno
Starbuck Coffee ogni due. Un
McDonald's ogni due e mezzo.
Tom Cruise e
Katie Holmes sulle copertine di ogni
magazine che dio manda in edicola.
E
Jessica Lange,
Christian Slater,
John Lithgow,
Jeff Goldblum,
Tim Curry,
Billy Crudup,
Liev Schreiber,
Alan Alda... raccolti nel raggio di una decina di isolati (ebbene sì, esistono davvero).
Affezionatissimi, l'avrete capito (anche perché sta nel titolo):
è Broadway!
Tra la settima e l'ottava
avenue, tra la quarantatreesima e la cinquantesima strada.
Manhattan,
New York, pianeta Terra (ma neanche poi tanto). Piccole strade strette dimenticate al suolo di palazzi senza cima.
Teatri, uno dopo l'altro.
Che fare di fronte a tanta abbondanza? Per prima cosa: due conti.
Sappiate questo: l'offerta teatrale newyorkese è mostruosa, i prezzi anche. Nella capitale mondiale dei musical, i suddetti partono da
dollari 52 e vanno su oltre i duecento. Per la prosa, che sforna
Hollywood stars pressoché ad ogni platea, idem con patate.
Voi mi direte: e vabbè, la volta che vado lì rompo il porcellino e tanti saluti. Mica è così semplice:
tutti gli spettacoli fanno il tutto esaurito tutte le sere...
Affezionatissimi rincuoratevi: ecco qua, tutta per voi, la lista delle gabole che vi garantiranno seggiola e risparmio.
Gabola uno: per i musical esistono i
posti in piedi ad abbordabili
dollari 21. State in fondo alla platea, fate una fatica del menga, ma vedete benino, spendete il giusto e soprattutto vi evitate code apocalittiche (questo genere di posti, di solito, è ancora disponibile ad un paio d'ore dallo spettacolo).
Sfortunatamente la cosa non vale per
Wicked, musical con streghe che sta mandando in brodo di giuggiole gli americani e che tutti, turisti e non, vogliono vedersi. Niente posti in piedi e prenotazioni che coprono in anticipo i due mesi a venire (se andate al botteghino il primo luglio non trovate un buco fino a fine agosto). Qui scatta la gabola due.
Gabola due: andate al botteghino tre ore prima dello spettacolo. Accanto alla scarna fila di acquirenti regolari ne vedrete altre due: una, interna, umana e una, esterna, disumana. La prima mette a disposizione le cancellazioni quando manca un'ora allo spettacolo. Okkio però, sono poche (di solito meno di dieci), e riguardano sempre i posti più costosi (
100 dollari minimo). Ma se siete quelli del salvadanaio... La seconda fila è invece sempre ingombra di studenti. Si siedono per terra, leggono, chiacchierano, aspettano. Aspettano
la lotteria. La lotteria è un democratico sistema ludico per permettere anche ai pischelli volonterosi di vedersi lo show. Due ore prima dello spettacolo, uno alla volta, accedete ad un mucchietto di cartoncini verdi: ci scrivete sopra il vostro nome e il numero di biglietti che volete (uno o due: tanto vale due che al massimo uno lo "bagarinate"). Poi li date ad un ragazzino nippo-americano che porta sempre un berretto da baseball nero tirato all'indietro. Esaurita la fila (mai meno di duecento persone, e ci teniamo bassi) scatta il sorteggio. Vengono estratti in media dai sei ai dieci nomi, ma dipende. Se siete baciati dalla dea bendata e vi chiamano, fate in modo di avere con voi documenti e
dollari 25 per ogni biglietto richiesto,
cash.
Se vi va storta, vale comunque la pena di godersi le scene di delirio collettivo che inscenano i vincitori.
Mettiamo invece che i musical vi sollazzino assai poco e preferiate vedervi
live quel gran gnoccolone di
Billy Crudup, che tanto vi piacque in
Big fish e
Quasi famosi. Qui, più che trovare i posti (di solito ce ne sono fino a un paio d'ore dallo spettacolo), il problema è la pecunia: alcuni spettacoli partono da
dollari 70.
Allora, gabola tre: in mezzo a
Times square c'è un baracchino con una coppia di piccole tabelle elettroniche. Tre ore prima del sipario apre. Ogni giorno mette a disposizione un blocchetto di biglietti a metà prezzo per un buon numero di titoli (tutti segnalati sul
display di cui sopra). Raramente però sono i posti più economici: spendere meno di
50 dollari è dura. Anche qui fila generosa.
L'ultima gabola è anche la migliore. Piccola controindicazione: dovete essere giovincelli. In alcuni teatri (si parla sempre di prosa) se si ha meno di anni 25, carta d'identità alla mano, si accede a riduzioni speciali:
27 dollari (
cash). Nessuna limitazione di posti: sono semplicemente quelli avanzati un'ora prima dello show.
In altri casi fa fede l'iscrizione universitaria. Qui la situazione è più malleabile: danno un occhio veloce al tesserino, non fanno domande (io sono entrato con la mia
green card che non ha neanche la foto, non vi dico altro) e sono molto disponibili. Certo, se avete sessant'anni e sfoggiate la tessera di
Blockbuster sarà un po' più dura...
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Nella foto un dipinto raffigurante Times square