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Vacanze d'ansia

 
Gli attentati di Londra e Sharm El Sheik sconvolgono l'estate. Come cambia l'approccio al viaggio? Tra paura e fatalismo, ecco le risposte
 
   

     
04 agosto 2005
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
Londra
«Dovevo andare a Londra dal 5 all'8 agosto, ma ho cambiato idea. Sarebbero giusto quindici giorni dall'ultima bomba. E vedere poliziotti che girano armati, e poi magari ti sparano in testa senza prove, non è che mi lasci tanto tranquillo. Forse sarebbe diverso se fossi solo, ma con la mia futura moglie non me la sento...».
Lui è Giorgio, ha 29 anni, fa il consulente informatico e a settembre si sposa. Le sue vacanze estive sono semplicemente saltate perché, spiega, «l'agenzia non ha voluto rimborsarmi: 700 euro svaniti». Ed ora non se la sente di spendere altro denaro.

Gli ultimi attentati di Londra e Sharm El Sheik lasciano dietro di se scorie inevitabili. Facile chiedersi quanto il caso di Giorgio sia effetivamente paradigmatico.
«Non modifico le mie abitudini, ma la mia percezione del mondo è senz'altro cambiata» mi dice Silvia, allieva attrice della scuola dello Stabile di Genova. «Solo quando perdi qualcosa ti accorgi di quanto fosse importante. Avevo la sensazione di poter andare ovunque, di essere completamente libera e che il mondo fosse a portata di mano. Ora non ce l'ho più: quando viaggio sento dentro di me una sorta di vuoto».
La pensa in modo simile Maddalena, 27 anni, psicologa impegnata nel sociale ed esponente della fitta schiera dei fatalisti: «Se deve capitare qualcosa, capita, altrimenti ne esci indenne. Basta pensare a quella ragazza che prima stava a Londra e poi a Sharm El Sheik, al momento degli attentati, e si è salvata. Non ha senso preoccuparsi di cose che non puoi controllare».
Sulla stessa lunghezza d'onda Demis, 29 anni, ingegnere: «Che senso a rinunciare a viaggiare? E per quanto poi? La verità è che ti possono colpire anche sotto casa. Quest'estate vado a Firenze e non posso dire di essere totalmente tranquillo. Le città d'arte, insieme con quelle di maggior rilevanza politica, sono le più esposte. E l'Italia è stata minacciata esplicitamente. Ma non intendo restare a casa».
«Modificare le proprie abitudini è come dichiararsi sconfitti», aggiunge Armando, 26 anni, giornalista di Rodengo Saiano (Bs). «Sono andato a New York pochi mesi dopo l'11 settembre. Oggi non ho certo cambiato idea».

Più scarno il partito degli indifferenti al rischio.
«Nessun contraccolpo», mi dice Giovanna, giovane tecnico teatrale di Senigallia (An), «i miei spostamenti non si modificano. È come se tutto restasse al di là del video».
Come lei Marco, farmacista ventottenne di Padova: «È un problema così al di là delle mie esperienze dirette che riesco ad affrontarlo solo in modo distaccato, razionale. Non riesco a farmi coinvolgere emotivamente».
Non mancano, tuttavia, nemmeno i picchi d'allarmismo. Nicola, 24 anni, studente di economia a Venezia, dice: «Ho la sensazione che possa accadere quasi ovunque, e in qualsiasi momento. Sembrerà stupido, ma ieri è passato sopra casa mia un grosso aereo a bassa quota, e il frastuono mi ha gelato il sangue».
È su un analoga lunghezza d'onda Massimiliano, studente universitario di Treviso, che traccia scenari inquietanti: «Non andrei mai a Londra quest'estate, e nemmeno a Roma. In questo momento credo che la nostra capitale sia il posto più pericoloso. E, se proprio ci dovessi andare, eviterei metropolitana e autobus. Almeno fin quando non accadrà qualcosa anche da noi. E all'80% accadrà.».

L'estate va avanti, il caldo (pure lui) ci ammazza, il mondo è sempre lì.
Fino a che rifiuteremo la paura non ce lo porteranno via.

Nella foto: il London Bridge
 
 
 
 
 
 
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