L'umanità si divide in tre categorie
i vivi, i morti e i naviganti.
Dei primi tutti parlano e si preoccupano,
dei secondi pochi parlano e si preoccupano,
dei terzi nessuno parla e nessuno si preoccupa.
Così inizia
Mâ de mâ (
mal di mare, per chi non conoscesse il genovese), documentario prodotto da
Fandango, in vendita con il
Secolo XIX fino al 30 luglio 2005 a 8.10 Eu.
Girato fra Genova, Camogli e Chiavari,
Mâ de mâ narra la storia dei due transatlantici che hanno fatto la storia della navigazione italiana.
La Michelangelo e la Raffaello, le due "navi gemelle". Due destini incrociati in rotta verso il nord America, le navi più grosse che l'Italia avesse mai costruito.
«
Mâ de mâ, la cui regia è stata curata da Giotto Barbieri, è soprattutto la storia di chi sui transatlantici ha trascorso la vita», mi spiega
Anastasia Plazzotta, produttrice del documentario per
Fandango, «abbiamo intervistato chi ha navigato per lungo tempo e ci siamo ritrovati con una grande quantità di "materiale umano" tra le mani. Il nostro scopo è quello di
conservare la memoria. I racconti dei naviganti sono avventurosi, a volte hanno veri e propri colpi di scena». Le interviste sono alternate ad una storia (la voce recitante è quella di
Andrea Bruschi, attore genovese che voi, affezionati lettori di mentelocale.it, conoscete bene) scritta a mo' di fiction da
Lorenzo Fantini, autore televisivo e regista genovese.
«Lorenzo ha raccolto le storie dei naviganti, che avevano molti elementi in comune», continua Anastasia, «il racconto che ne è venuto fuori è del tutto realistico». Un ufficiale di macchina e il suo bambino, che per tutta la vita si è sentito abbandonato da un padre che preferiva il mare a lui. L'assenza e l'immaginazione. Belle le scene tratte dalle crociere, «che lo stesso equipaggio ci ha fornito», sottolinea Anastasia. Risate, divertimento, grandi cene e costumi da bagno tipici degli anni '60. «Ma poi i tempi sono cambiati e i transatlantici sono diventati ingestibili», racconta la voce fuori campo. Era la metà degli anni '70, e «dopo dieci anni termina la
golden era dei transatlantici».
La Michelangelo e la Raffaello furono vendute alla Persia, la bandiera italiana venne ammainata e sostituita.
E qui viene il bello. La bandiera non fu buttata via, ma tagliata in strisce che vennero consegnate ad ognuno dei componenti dell'equipaggio. Uno dei naviganti,
Bruno Milanese, ha pensato bene di ricostruire l'antica bandiera. «Molti tra i compagni di viaggio di Milanese sono stati contattati ed hanno contribuito alla ricostruzione la bandiera. Ma ancora molti mancano all'appello».
E allora
mentelocale.it lancia un accorato appello: se chi ancora non è stato rintracciato si trovasse a leggere questo scritto, non esiti a farsi vivo e scriva a
questo indirizzo.
«Una volta ricompattata, vorremmo esporre la bandiera al
Museo del Mare Galata. D'altra parte si tratta dell'ultima bandiera dei transatlantici... », conclude Anastasia.
A proposito: acquistando il documentario (insieme al
Secolo XIX o separatamente) potrete visitare il
Museo del Mare con 2 Euro di sconto sul biglietto.
E lunedi 25 aprile il documentario
verrà proiettato per tutto il giorno (a partire dalle 15.30) presso la Sala Sivori di salita Santa Caterina.
Nella foto, Bruno Milanese durante le riprese di 'Mâ de mâ'.