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Spettacoli

Lasciami leccare l'adrenalina

 
Epilogo rock del GoaBoa 2005: gli headliners sono Marlene Kuntz e Afterhours. Ma la vera sorpresa sono Anthony & the Johnsons. Di Teardrop
 
   

     
11 luglio 2005
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afterhoursgoaboa05
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Tuoni, fulmini e saette: l'ultima delle tre giornate ufficiali del GoaBoa 2005 viene anticipata da un temporale estivo in piena regola. La serata più rock, quella più smaccatamente indie, riflette la propria anima nera nella furia degli elementi, in puro stile sturm und drang.
Il cielo decide di schiarirsi giusto in tempo per accogliere sul palco il genovese Denize, che del motto chi fa da sé, fa per tre ha ormai fatto una ragione di vita: compone i propri pezzi, li esegue in compagnia della sola chitarra elettrica, arriva da casa con i campionamenti della sezione ritmica e anima il palco con una serie di foglietti con cui intende trasmettere al pubblico il suo messaggio d'amore per la musica. La qualità della sua esibizione è una gustosa sorpresa: nonostante alle 18 la piazza della Fiera del Mare sia ancora deserta, gli sparuti astanti apprezzano chiaramente la performance. I suoni sono ossessivi, lancinanti, riff malinconici e ripetitivi che però non mancano di incidere: i brani tratti da Less than ten sembrano attingere al repertorio del primo Beck. Ma le influenze che gravano sulla formazione del pargolo sono addirittura transoceaniche: dagli islandesi Sigur Ros, fino alle nuove leve della musica hawaiana. La chitarra adagiata sulle cosce, però, fa molto Ben Harper. Esce tra sentiti applausi.

La scena viene praticamente travolta dai mantovani Super Elastic Bubble Plastic: arrivano a Genova forti del successo del primo singolo My emotional friend, tratto dal cd d'esordio The swindler e trainato da un video azzeccatissimo, curato da quel geniaccio dell'animazione che è Marco Pavone: «Un clip che è piaciuto molto agli animalisti» esclama gigione il frontman Gionata, capello lungo e occhio da sciupafemmine, facendo riferimento alle vicende del coniglio che vi compare protagonista. Un respiro, prima di violentare l'aria salmastra della Foce con la loro carica punk rock.

Nella sala stampa allestita dirimpetto al mare, si discute di cose serie, insieme alla créme degli artisti della giornata: Manuel Agnelli e Giorgio Prette, in rappresentanza degli , i con un Cristiano Godano rilassato e piacevole dicitore, i , schierati in formazione completa.
Ricorrono spesso le stesse domande, ed è curioso notare una certa affinità nelle risposte dei vari artisti. Tutti entusiasti del pubblico genovese, promosso dai Perturbazione con un convinto pollice alzato, tutti soddisfatti del parterre di nomi che il festival cittadino ha messo in campo.
Godano si compiace nel poter esprimere con calma la propria idea di bellezza, tanto celebrata nell'ultimo lavoro, Bianco sporco: «oggigiorno c'è davvero bisogno di purezza. Manchiamo di pudore. I media ci spiattellano tutto in faccia». A modo suo anche Agnelli, poco prima, aveva espresso un concetto simile, riferendosi al silenzio che spesso sente di agognare durante i live degli Afterhours: «Le cose stanno così: non è che non mi piaccia sentire la gente cantare le mie canzoni. Si era arrivati al punto di vedere nel pubblico delle reazioni quasi programmate. È molto più emozionante veder sgorgare all'improvviso un coro, quando meno te l'aspetti».
On stage, intanto, il francese Piers Faccini, artista poliedrico (non solo musicista, ma anche pittore) diffonde note suadenti in bilico tra il blues e l'etno.

La piazza inizia a scaldarsi. Una sferzata indie arriva da Laetitia Sheriff. Anche lei cuginetta d'oltralpe, è a Genova per la sua unica tappa italiana: la sua voce somiglia in maniera spaventosa a quella di Björk, ma a tratti rimescola lo stomaco per le evidenti affinità con Janis Joplin e PJ Harvey.

continua...

Nella foto grande: Afterhours
Nella foto piccola: Super Elastic Bubble Plastic
 
 
 
 
 
 
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