Un sentito e doveroso minuto di silenzio dedicato a chi ieri, giovedì 7 luglio, è stato l'ennesima vittima del terrorismo internazionale (a Londra le bombe scoppiate nei metrò e sui bus cittadini hanno fatto morti e feriti nella capitale inglese) ha aperto una serata dedicata all'opera in piazza. Il Teatro Carlo Felice, infatti, ha riservato a
Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini un palco tra i più suggestivi, con la facciata di Palazzo Ducale quale splendida scenografia naturale. Il pubblico non era però quello compito e silenzioso dei teatri: era per lo più la curiosità ad animare i genovesi presenti in piazza e che, magari, a vedere l'opera non c'erano mai stati.
Un
Barbiere di Siviglia anomalo quello che il regista
Giorgio Gallione, direttore artistico dell'Archivolto, ha presentato in piazza Matteotti: questa versione del capolavoro rossiniano è stata infatti proposta senza intervallo e senza i recitativi: al loro posto, la voce di
Maurizio Crozza, che ha alternato il racconto della storia alle sue battute tutte contemporanee. E così il povero Rossini viene paragonato al dj Francesco: «il celebre compositore ha scritto
Il Barbiere in 15 giorni all'età di 23 anni; la stessa di Francesco, che in 15 giorni non riuscirebbe a scrivere neanche un sms».
E così, tra Figaro (interpretato da
Luca Salsi) e una Rosina (il mezzosoprano genovese
Elena Belfiore) paragonata da Crozza ad Anna Falchi, la serata è terminata tra gli applausi di un pubblico che, sebbene in piedi e - magari - con figli piccoli (e annoiati) al seguito, si è goduto l'intero spettacolo.
Brava l'orchestra di
Antonio Pirolli, direttore dell'Opera di Stato di Istambul. Bello il Ducale, illuminato da luci multicolore. Simpatici i costumi, colorati e originali. Un'unica nota stonata: Crozza, che voleva essere l'elemento nazionalpopolare della serata, nel suo ruolo di "disturbatore" ha in parte rotto quella magia che solo il teatro può regalare.
Nella foto Maurizio Crozza