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Ci sono film che rivedi decine di volte per puro piacere, perché sono divertenti, o hanno una storia che senti particolarmente vicino a te, o semplicemente perché piacciono. Poi ci sono i film che hai visto e che sei contento di avere visto e che ti sono anche piaciuti ma non sono assolutamente i generi di film che metti nel lettore dvd quando hai due ore buche o per farti un'allegra serata con gli amici. Anche perché solitamente, questi film hanno una durata superiore alle 2 ore. Sono generalmente i film da festival, film che, comunque vada, sei sala e te li vedi in sala, spesso film lenti che se li avessi un home video manderesti avanti più scene, così come in Moby Dick salti a pié pari le pagine dedicate alle tecniche di caccia alle balene.
Non faccio un elenco di film di questo genere che hanno costellato la mia esperienza personale. Anche perché molti sono sconosciuti, in un certo senso anche a me (mica mi ricordo i titoli..), ma voglio parlare di un film amato da tutti, di un regista e attore che adoro letteralmente e di come sia uscito dal cinema mesi fa dicendo a me stesso "capolavoro, ma non lo rivedrei mai".
Ovviamente parlo di Million Dollar Baby dell'immenso Clint.
Premetto che mi piacerebbe parlare del rapporto con il Mito in questo film. Dopo Mystic river un altro film che fa i conti con la mitologia. Pensiamo all'idea dell'oracolo, della preveggenza ("voliamo all'andata e guidiamo al ritorno"), il pugile mezzo cieco, l'essere umano che sfida il destino affidatogli dagli dei, la conseguente punizione divina, il male assoluto, la ricerca di un io ecc..ecc...
Il classico film denso che può farci parlare di questo e altro. E con altro mi riferisco al rapporto con il cinema classico, i sottili fili tessuti dalla narrazione e che, visti dopo il twist di metà film, tessono un disegno diverso da quello ipotizzato. La scalata verso il successo che si trasforma in una caduta senza speranza (l'eroe non può più tornare in piedi), i miglioramenti del corpo che cadono in un corpo al grado zero e tanto altro.
Ma qui parliamo d'altro. Parliamo della re-visione di un film che, da un certo punto in poi, ti colpisce con una dose emozionale insostenibile, parliamo di che effetto fa sapendo "come va a finire", se si riesce a superare la presa affettiva sul film stesso per riuscire a catturarlo solo analiticamente. E nella re-visione ti accorgi di come sia un film perfetto. Onestamente, visto in sala mesi fa, molte cose mi erano sfuggite. Rivedendolo non si può fare a meno di ammirare come ogni tassello spinga poi in una ben precisa direzione, come la narrazione "alla rocky" o semplicemente eroistica di ascesa costante del protagonista sia comunque costellata da momenti di rottura.
Se c'è un personaggio che segue il percorso di caduta e rinascita questo è Danger. Nella sua immaginazione è il campione del mondo, il tipo che lo gonfia di botte lo riporta alla realtà, ammette che non potrà mai lottare per il campionato del mondo (peraltro sempre inneggiando un pugile ormai ritirato...un mito). Poi proprio a fine film ritorna. E ritorna dopo la morte della protagonista, dopo la sparizione di Frankie, torna quasi ad evidenziare un altro tipo di narrazione "classica" che il film non ha voluto-potuto seguire. Quella dove l'eroe cicatrizza le ferite e riprende la posizione nel mondo che aveva prima della disfatta.
Poi, vabbé lo sgabello. Già alla prima visione si nota subito l'uso magistrale che ne fa Clint. Se c'è una pistola in un'inquadratura prima o poi sarà usata...
Frankie che mette e toglie lo sgabello dall'angolo sottolinea sempre la velocità dei combattimenti (in un caso il combattimento rimane fuori campo addirittura...il suo veloce svolgimento lo capiamo proprio dall'azione di Frankie). Che poi lo sgabello venga utilizzato nella maniera che sappiamo tutti va ad offrirci una cosa che noi conoscevamo già. Al suono del ring lo sgabello viene posto da Frankie nell'angolo. Cosa che io non avevo notato (non so voi) è che nell'incontro fatale è il secondo di Frankie a mettere lo sgabello. Il secondo di Frankie che è stato assoldato direttamente prima dell'incontro dato che il personaggio interpretato da Freeman non voleva lasciare la palestra. Il secondo che mette lo sgabello non come lo metteva Frankie, ovvero lo mette sul ring in orizzontale per poi muoverlo nella posizione "eretta" mentre Frankie lo faceva passare tra le corde per metterlo direttamente dritto. Questione di cm fatali per il collo dell'eroina.
È una belinata ma rafforza il senso del "e se...", dei tanti bivi possibili per un finale diverso, per evidenziare l'ineluttabilità di un fato.
In questa settimana ho visto (e ri-visto) L'isola di Ki-duk, Dawn of the dead di Romero e Sideways...ma di questo ne parlo in , che lo spazio è tiranno.