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Cultura

Il film che ti ispira

 
Il sorriso di Anthony Perkins č l'ultimo libro di Claudia Salvatori. Un noir ironico che racconta l'infanzia di un killer. Ricordando Psycho
 
   

     
7 luglio 2005
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di
Mina
Vitiello
   
anthony perkins
Da qualche tempo va di moda il criminologo. Non se lo fa mancare nessuno. Tutte le trasmissioni che si rispettino, prima o poi ospitano un esperto di delitti. Uno che ti srotola identikit, personalità, infanzia e magari, già che c'è, anche il piatto preferito del Killer di turno.
Raggiungo Claudia Salvatori - scrittrice ligure e autrice de Il sorriso di Anthony Perkins (Alakran editore, p. 238, Eu 13.80) - al telefono. È un noir e racconta proprio l'infanzia di un ragazzino che da grande farà il serial Killer. Domenica 10 luglio alle ore 21.00, Claudia Salvatori sarà in piazza Pagliari a Imperia, Porto Maurizio, nell'ambito della Rassegna Mare Noir.
La mia prima domanda è sul titolo. Ancora prima di iniziare a leggere, già mi chiedevo quale fosse il legame con il protagonista di Psycho. «L'ultima inquadratura del film di Alfred Hitchcock, con Perkins che sorride, segna la fine dell'epoca che vedeva l'assassino come un alieno, perché in realtà è dentro di noi».

A raccontare la storia di Anthony è il suo migliore amico. Ma mi viene un dubbio: che non si tratti della stessa persona? Le chiedo di più, affamata di certezze. «La voce narrante è una convenzione di questo genere letterario, un luogo comune del thriller», e poi continua, «certo la doppia personalità dell'assassino è una lettura possibile».

La vita dei protagonisti scorre tranquilla. Niente traumi, violenze familiari, né turbe psichiche. Niente che possa spiegare la furia omicida. Anthony colleziona figurine - per la verità non completerà mai l'album delle città d'Europa - e a scuola dimostra un'intelligenza nella norma. Un ragazzino noiosamente normale.

Con un ritmo incalzante Anthony diventa grande, un adulto omicida. Che non sceglie le vittime seguendo uno schema preciso. Capita che qualcuno non gli piaccia, dunque gli spara, lo colpisce alla nuca con un cassetto vuoto o magari gli spezza il collo. Le scene sono ricostruite con dovizia di particolari. Sembra di stare al cinema quando Anthony, dopo aver ucciso una ragazza, la mette sul divano e poi, con un temperino affilato, traccia i contorni del tatuaggio che la malcapitata aveva sulla schiena. Poi lo stacca e come fosse un pezzo di pasta da pane lo stende con le dita.

Ma la Salvatori sa che il lettore ha bisogno di capire: Cosa spinge Anthony ad uccidere? Allora ecco un elenco che spiega le ragioni inconsce, subliminali. Le turbe, gli sturbi e i disturbi degni di un esperto criminologo. Sono quindici e vanno tutte bene. S'incolpa la società, il padre troppo buono, i videogiochi, la droga, i fumetti, le manie di protagonismo... c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Anche il finale non è unico, «quello più originale vede Anthony partire per l'America», a cercar fortuna in quella che ironicamente la Salvatori - ma un po' tutta l'opinione pubblica - definisce la patria dei serial killers, dove si può diventar famosi.

L'ultima domanda, visto che Claudia Salvatori è anche sceneggiatrice, non poteva non riguardare il cinema. Quindi «a quale regista affiderebbe la messa in pellicola de Il sorriso di Anthony Perkins?». Lei non ha dubbi: «Abel Ferrara o Lars Von Trier», ma non le spiacerebbe neppure se diventasse un musical, «con tutti che si mettono a cantare e a ballare».

E infine qualche anticipazione sul suo prossimo libro: «uscirà a novembre e s'intitolerà La donna senza testa - sempre per Alakran edizioni - ed è un racconto fantastico».
 
 
 
 
 
 
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