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Spettacoli
Ex-Otago
 

Ex Otago @ Goa-Boa

 
I genovesi che saliranno sul palco del Festival. Chi sono? Da dove vengono? E soprattutto, dove vanno? L'intervista di Marta Bacigalupo
 
   

     
1 luglio 2005
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E quattro. Dopo Silvia Dainese, Banshee e Denize, il poker di interviste ai gruppi genovesi che si esibiranno al Goa-Boa Festival è con gli Ex-Otago.
Venerdì 8 luglio li vedremo accanto a Marc Almond, Lcd Soundsystem, The Film, Meg, Offlaga Disco Pax, Rinocerose, Whithey e Yuppy Flu. E non è finita qui. Restate nei dintorni...


Allora, ditemi: come si sono incontrati i "fratelli Otago" e come hanno scelto il nome per il gruppo?
«Dunque, la biografia ufficiale dice che gli Ex-Otago nascono nel 2002 in cameretta. Il nostro primo pezzo, Coffee Flavour, è stato il prodotto di un esperimento: Maurizio ha provato a inserire una traccia vocale su un pezzo di chitarra acustica registrato su una cassetta, abbiamo iniziato a capire che stavamo creando qualcosa... (di mostruoso?!?). Così abbiamo allertato Alberto, anche lui amico di vecchia data, che ha cominciato a posizionarsi sul divano della cameretta, smanettando con la tastierina Casio.
Otago, è il nome di una squadra di rugby neozelandese protagonista di un disgustoso film di serie B. Non per il film, ma per il fatto che gli Otago riescono a vincere il campionato contro ogni pronostico, abbiamo deciso di fare di questi 15 ragazzi i nostri beniamini. Otago ci piaceva e suonava bene. Peccato che dopo cinque minuti già non ci convincesse più: così abbiamo iniziato a cercare un nome per gli ormai "ex" Otago».

Le ultime dichiarazioni ufficiali risalgono a quando ancora eravate in tre: cosa ha cambiato l'arrivo del "quarto-Otago"?
«Bisogna premettere che la selezione e stata durissima, abbiamo ricevuto un imbarazzante numero di candidature. Il prescelto è stato Simone Riccio, protagonista di un miglioramento sostanziale della parte ritmica».

Tra le vostre, c'è una canzone che preferite alle altre? Perché?
«Beh, le nostre canzoni ci piacciono tutte. Forse siamo particolarmente affezionati a September, che è quella con cui concludiamo tutti i live.
Tra i pezzi nuovi invece Sasha, che parla del cane di Maurizio e Robilante, paesino del Piemonte, dove abbiamo passato un bel Capodanno, anche se ultimamente ogni canzone nuova che facciamo finisce per essere la nostra preferita».

C'è un particolare riferimento musicale senza il quale gli Ex-Otago non sarebbero tali?
«Non c'è un nome in particolare; ognuno di noi ascolta musica diversa, e il suono degli Ex-Otago è il prodotto dell'insieme delle nostre diverse influenze.
Come definizione, agli addetti ai lavori diremmo Indie-pop-acustico, a tutti gli altri... Acoustic New Romantic!».

Progetti per il futuro? Cosa vogliono fare gli Ex-Otago da grandi?
«Nell'immediato vorremmo trovare una nuova etichetta con cui far uscire il secondo disco (il primo è The Chestnuts time n.d.r.). A lunga scadenza, chissà. Oltre al nostro già citato sogno di duettare con Magross al Vogue. Magari uno show con Franca Lai alla Festa dell'Unità!».

Cosa vi aspettate dall'esperienza del Goa-Boa Festival. Ma soprattutto, visti i precedenti pirotecnici, cosa dobbiamo aspettarci noi?
«Siamo sempre stati tra il pubblico del Goa-Boa, sin dal '98, e alcuni di noi hanno anche dato una mano per volantinaggio etc... Quest'anno, siamo entusiasti di suonare sul palco. Solo qualche anno fa alcuni di noi aiutavano a montarlo. Speriamo di divertirci, divertire e di farci conoscere un po' meglio. Cosa dovete aspettarvi? Sicuramente uno show "fresco", visto che gli Ex-Otago odiano l'estate!».

Marta Bacigalupo

Nella foto: gli Ex Otago
 
 
 
 
 
 
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