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Teatro Noh
© foto: Monique Arnaud
 

A scuola di Teatro Nô

 
«La cosa più difficile è mettere un piede davanti all’altro». Monique Arnaud insegna ai genovesi la pratica giapponese. L'1 e il 2 luglio
 
   

     
30 giugno 2005
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mentelocale di
Laura
Santini
   
«Nel Teatro Nô la cosa più difficile è mettere un piede davanti all'altro. Come nella vita, probabilmente», dice Monique Arnaud, prima donna europea ad aver ottenuto il titolo di shihan (qualifica di esaminatore federale nel Karate) e ad aver recitato Nô interi come protagonista, in questi giorni a Genova. L'attrice terrà una conferenza - dimostrazione dal titolo Primi passi nei sentieri del Teatro Nô, in programma venerdì primo luglio, alle ore 17.30, nello Spazio Didattico di Palazzo Ducale e una serie di workshop (lezioni aperte a tutti, della durata di 1 ora e mezza), sabato 2 luglio a Palazzo Ducale e al Museo Chiossone.

Il Teatro Nô, "genere teatrale giapponese perfezionato 600 anni fa", è una disciplina che può anche essere pratica spirituale. E allora mi chiedo: in che modo un occidentale riesce a venire a termini con questa dualità e a calarsi appieno nella pratica? Monique Arnaud è perfetta interlocutrice. Risponde prontamente, senza fretta. Riflette, ma non esita sulla questione: ciò che esprime esce come un sapere antico da lei, ma arricchito e reso pratico dalla sua esperienza diretta. «Un maestro di Nô non impone la sua visione personale, dà soprattutto degli input tecnici su movimenti e canto. Non ho mai incontrato pesantezza. L'efficacia della disciplina sta nel suo indurre, in chi la pratica, a trovare il proprio sentiero, da qui il titolo della conferenza che terrò a Genova».

Monique ha studiato a Kyoto presso il maestro Michishige Udaka, della scuola Kongö, ha imparato l'uso del tamburino da spalla e l'arte della costruzione delle maschere e ha recitato sui palchi giapponesi in maschera e in costume. Monique parla giapponese e mi ricorda che nel Teatro Nô si parla quello del ‘300 e del ‘400, ma lei conosce anche quello contemporaneo e oggi, in modo assai curioso, anche per sua ammissione, il suo lavoro dentro il Teatro Nô l'ha portata verso il teatro lirico italiano. Come si incontrano il Teatro Nô e l'opera? «Inizialmente avrei detto che non si incontrano, che si pongono l'uno all'opposto dell'altra. Da un anno però mi trovo a collaborare come aiuto regista e coordinatrice dei movimenti coreografici in allestimenti operistici e in corsi d'arte scenica per cantanti lirici e comincio a scoprire una tradizione che non conoscevo affatto e ad apprezzarla grazie al Nô. La cosa mi sorprende molto. Mi chiamano proprio per la mia formazione e la mia conoscenza del Nô». Come si incontrano le due espressioni teatrali? «Attraverso l'uso dei principi che informano il movimento del Nô: immobilità dinamica, controllo delle diverse parti del corpo, concentrazione, presenza, coerenza dello sguardo e poi dico "mai strafare, less is more". L'obiettivo è concentrare la massima intensità e presenza in movimenti essenziali».

La grande differenza tra il Nô e l'opera, come altri generi teatrali, è l'assenza di prove. Ognuno studia separatamente e ci si incontra solo una volta per la "generale" poi, anche se va male, non si ripete. Lo spettacolo Nô è infatti un momento prezioso che, al pari di altre tradizioni giapponesi come la cerimonia del té, non va ripetuto: «un atto una volta compiuto è compiuto». Quindi non esiste la tournée, tutto accade in un'unica matinée o serata. «Per fare un esempio concreto», spiega Monique «la prima volta che sono comparsa come accenno coreografico in un opera lirica, tutti mi chiedevano: "Come va? Come ti senti, sei tesa?", ma io stavo benissimo perché tutto si era già concluso, e bene, il giorno prima, nella generale».

I laboratori che terrà Monique sono aperti a tutti (gratuiti e riservati ai possessori del biglietto della mostra Giappone. L'arte del mutamento, fino ad esaurimento posti) anche a chi di teatro non ne sa niente o non ne hai mai fatto. Perché? «Nel Teatro Nô l'attore non è limitato dal suo fisico. Un anziano può recitare la parte di una sedicenne». La soluzione? «Maschere e costumi, ma soprattutto movimento, che nel Nô non è mai realistico, perché quello che importa è l'intento, i moti emotivi di un personaggio, sia donna o guerriero».

Una pratica antica come il Nô come si inserisce nella frenesia del Giappone e delle società contemporanee? «Come le altre arti della memoria culturale (la calligrafia, l'ikebana, la cucina tradizionale). Periodicamente torna la moda del Nô, per esempio alle fiaccole, d'estate, e anche i giovani vanno volentieri. È un peccato che ultimamente gli spettatori non si diano pace quando non capiscono. Nel Nô non si tratta di capire, ci si può commuovere, provare emozioni...». Quindi chi più ignora meglio la vive? «In Giappone moltissimi studiano il Nô da dilettanti. Studiano brani di canto e danza che gli consentono di immergersi ogni tanto in un universo più sognante. L'ignorante consapevole è più aperto dell'esperto che è pieno delle sue certezze. Una coppa vuota può contenere l'universo, quella piena deve potersi svuotare prima di ricevere».

Venerdì 1° luglio ore 17.30
@ Spazio didattico Palazzo Ducale
Primi passi nei sentieri del Teatro Noh
Conferenza - dimostrazione - ingresso libero

Sabato 2 luglio lezioni aperte "Iniziazione pratica ai movimenti al canto alla danza del teatro Noh" della durata di 1 e 30 ciascuna: ore 10/11.30 e 12/13.30 - Palazzo Ducale e ore 15/16.30 e 17/18.30 @ Museo Chiossone. Ogni workshop é gratuito e riservato ai possessori del biglietto della rassegna "Giappone. L'arte del Mutamento" fino ad esaurimento posti.

Prenotazioni allo 010 5574004
 
 
 
 
 
 
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Monique Arnaud - spettacolo
© foto: Monique Arnaud
 
   
 




 

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