Il 25 maggio, Genova si è data appuntamento sotto il tendone del Porto Antico per ascoltare qualcosa che la riguarda da molto vicino.
Renzo Piano ha presentato alla città
il suo affresco, ovvero il suo progetto per l'allargamento del porto.
«Perché affresco? Perché abbiamo lavorato di getto, velocemente, incoscientemente. Negli affreschi si riconoscono anche i momenti di ripensamento dell'artista. Molti sono rimasti delusi, perché si aspettavano di trovare questo progetto alla mia mostra di Porta Siberia. Rivolevano indietro i soldi», sorride Renzo Piano, «questa è una buona cosa, è segno che la città ha carattere».
«Io mi sento un po' come Quasimodo: lui intrappolato a Notre Dame, io
intrappolato nel Porto di Genova. Abbiamo cominciato 18 anni fa a lavorarci e nessun sindaco ha mai tradito questo luogo: c'è sempre stata convergenza. Anche questa volta tutte le istituzioni hanno collaborato. Io ho ascoltato tutti, ma non ho obbedito a nessuno.
Nel corso degli anni sul porto si è detto tutto e il contrario di tutto. È stato fonte di litigi e discussioni proprio perché è il bene della città, è la sua ricchezza».
Renzo Piano parla ai genovesi camminando avanti e indietro sul palco. Illustra il modellino del progetto, un grande pannello alle sue spalle. E incanta, con quell'
entusiasmo contagioso che tradisce l'amore per la sua città: «Non c'è niente da inventare, basta ordinare quello che già c'è. Sono certo che questa è la città più bella del mondo. Domenica ero in barca a vedere le frecce tricolori: il vero spettacolo era Genova vista dal mare, stretta tra alti monti e acque profonde».
Un progetto da 16.000.000.000 di euro da realizzarsi in tre step temporali di 6, 12, 18 anni. Si tratterebbe di trasformare l'attuale aeroporto in porto e spostare la pista d'atterraggio in mare, così come anche i cantieri navali. Due isole, insomma, collegate alla costa con un tunnel e costruite con la tecnica dei cassoni galleggianti. Questo nuovo sistema è molto più pulito e sostenibile rispetto a quello dello riempimento, con costi praticamente uguali e tempi notevolmente più brevi. Il progetto di riqualificazione si estende da levante a ponente e mira a riavvicinare la città al mare, a migliorare le condizioni di vita degli abitanti e, naturalmente, a potenziare il porto in relazione alla sua funzione economica.
«Non ha senso riempire ancora. Penso sia ora di
riscattare il ponente, che è sempre stato bastonato. Io ci sono nato, è un luogo con la vocazione all'operosità, non al martirio. È giusto che il porto venga recuperato per un uso anche urbano, non solo produttivo. A questo proposito mi sembra importante
aumentare gli spazi verdi. A Genova manca il verde immediato, quello del quotidiano, quello delle piazze. La mia intenzione è di creare tre parchi e piantare circa 12.000 alberi tra lecci, pini, platani e palme», continua Piano. E la gente applaude entusiasta. Qualcuna grida "hai ragione, finalmente". Un signore vicino a me ride e borbotta "sì, e poi chi se li cura 12.000 alberi?"
L'architetto guarda il pubblico e aggiunge «potrei stare qui per ore a raccontare, ma non voglio tediarvi. Questo è un progetto tecnicamente ed economicamente fattibile, non credete a chi dice il contrario. Per le idee forti e chiare i soldi si trovano. Si tratta anche di un progetto europeo, perché
Genova è porta dell'Europa, il punto più alto del Mediterraneo. E poi il trasporto via mare è moderno. Oggi consegno l'affresco alla città: so che è ampiamente condiviso, anche se deve ancora essere discusso. Cerchiamo di non finire in beghe. Vorrei anche dire che il progetto lascia spazio ad almeno dodici concorsi. Mi sembra un giusto sistema quello di mettere alla prova l'eccellenza delle persone».
Renzo Piano fa il modesto e minimizza il fatto di aver lavorato al progetto gratuitamente, come ambasciatore dell'Unesco: «era il minimo dovuto alla città, non esageriamo. Sapete che qui a Genova c'erano due tipi d'imbarco: quello con
diritto di mugugno e quello senza diritto di mugugno. Il primo era più costoso. Pensate che io, in questo caso, lavoro addirittura gratis: vorrà dire che mi riserverò il diritto di mugugno».
Nella foto: Renzo Piano presenta il suo progetto ai genovesi