Cosa ci fa a Genova
Giorgio Amitrano, professore di lingua e letteratura giapponese all'Orientale di Napoli, nonché traduttore di
Banana Yoshimoto? Anche chi gira con i paraocchi avrà notato le palle rosse su sfondo bianco che da qualche tempo arredano la nostra città. Sono le bandiere del Giappone, che qualcuno astutamente ha scelto come manifesto della mostra
Giappone. Arte del mutamento (fino al 21 ottobre a Palazzo Ducale).
Rientra in questa importante manifestazione l'incontro dal titolo
La narrativa contemporanea tra letteratura e manga che,
martedì 14 giugno, si è tenuto nella
sala del Minor Consiglio del Ducale, con Amitrano appunto.
Il professore napoletano, avendo notato tra il pubblico diversi giovani, precisa subito di non essere un grande esperto di manga. «Me ne sono occupato per la prima volta circa 15 anni fa». Stava lavorando alla traduzione di
Kitchen della Yoshimoto e gli sembrava ci fossero molti riferimenti a questo genere letterario, che aveva poi abbandonato a causa di altri impegni.
Nel marzo di quest'anno Amitrano incontra Banana in Giappone e, quando lui le chiede un consiglio di lettura, lei gli suggerisce un certo manga che, dice, «è come Dostoevskij». Quando Amitrano va a comprare il tal manga, scopre con sorpresa che si tratta di 10 volumi. Se ne porta tre o quattro in aereo e, una volta terminata la lettura, ammette: «il manga mi ha aperto nuovi orizzonti».
Capacità d'invenzione, fantasia, abbandono nei confronti della materia narrativa sono molto presenti nel manga giapponese. «Il già detto e letto, tipico dell'atteggiamento postmoderno», spiega Amitrano, «si supera diventando bambini», cosa che riesce bene anche ai cinquantenni come Murakami Haruki, conosciuto in Italia soprattutto per
Tokyo blues, norvegian wood.
Il manga ha infatti fornito alla nuova generazione di scrittori una chiave di libertà e di coraggio.
Banana Yoshimoto,
Murakami Haruki e
Kanehara Hitomi sono solo tre nomi ma rappresentano un po' questa nuova generazione di scrittori giapponesi. Pur avendo un ottimo seguito tra il pubblico, non sono ben visti dall'establishment letterario giapponese, che definisce la loro scrittura "irredimibilmente sciatta e superficiale", con l'accusa di non toccare i problemi in profondità.
Diversamente dalla generazione che li ha preceduti - impegnata socialmente e politicamente - a loro non sembra sia necessario il senso della credibilità, come non lo è neppure una forte documentazione storica.
In questo senso gli illustratori di manga sono un po' come i librettisti dell'opera dell'800. «Capaci di ricostruire un far west, con qualche riferimento storico e tanta fantasia», continua Amitrano.
Ora, sarebbe mio dovere darvi il titolo di quel manga che aveva così tanto impressionato Giorgio Amitrano. Purtroppo, però, per averlo bisogna fare un salto in Giappone, e soprattutto sapere il giapponese. Il titolo potrebbe suonare
Nelle mani di un Dio crudele: ce lo ha tradotto in anteprima Amitrano.