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Non è un capello, ma...

 
Lei esce per divertirsi un po' con le amiche. Quando rientra lui è dolce come non mai... e se avesse qualcosa da farsi perdonare? Di Tittyna
 
   

     
6 giugno 2005
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sabato sera
Leggi gli altri ******<lcont="www.mentelocale.it/contenuti/index_html/indice_varint_635|Spunti di vista">****** di Tittyna su Mentelocale.it

Ristorante cinese per una serata tra donne, con Mara e Ramona, le amiche di sempre. Quelle vere, quelle dei momenti belli e di quelli più brutti. Facciamo chiacchiere da bar dello sport, parlando di cose che gli uomini spesso non vogliono sapere, o che fingono, o che preferiscono pensare in relazione ad altre donne, donne che non gli appartengano, che non siano mogli e fidanzate proprie, ma di altri.
Cose tipo il sorriso bastardo di Robbie Williams che ti viene voglia di mordergli le labbra o il sedere perfetto di Weah in quel vecchio spot che ancora oggi, a distanza di anni, fa brillare gli occhi.
Cose tipo se mi capita tra le mani non rispondo di me. C'è una che dice quello me lo farei anche adesso, su questo tavolino, davanti a tutti e c'è qualcuno, seduto poco lontano, che distoglie lo sguardo mostrando un po' di imbarazzo.

Snoccioliamo titoli di canzoni come fossero formazioni di squadre di calcio perché ognuna di noi ha la sua playlist del cuore, quella insuperabile, quella che di meglio non ce n'è e mangiando diamo un'occhiata in giro, in preda all'euforia da cazzeggio libero, da privilegio di essere spontanee e senza freni, senza l'inibizione dei ruoli predefiniti, fidanzata moglie amante e soprattutto autorizzate, per una volta tanto, ad essere superficiali.

Il tempo passa in fretta quando l'anima è leggera e la mente viaggia in sintonia con il cuore. Quando infine torno a casa, ormai è notte fonda. Faccio piano, con attenzione estrema, e mi dico che lo sto facendo per non svegliarlo, per non disturbare il suo sonno tranquillo. In realtà, lo so bene, è per non farmi scoprire, per avere la possibilità, domattina, di mentire tranquillamente sull'ora del rientro. Se si sveglia è finita, non avrò scampo. «A che ora sei tornata?» dirà lui. «Saranno state le undici, undici e mezza» mentirò candidamente io. «Ma se sono andato a letto all'una e ancora non eri rientrata!» tenterà lui sperando di cogliermi in fallo. Roba così insomma, dialoghi del genere.
Orientandomi a fatica nel buio profondo, ovattata dal vino e a piedi rigorosamente nudi, poso la borsa e le chiavi. Mi avvicino lì, dove so che c'è l'appendiabiti e sempre al buio ci metto il cappotto. Poi, novella pantera rosa, mi muovo leggera e furtiva come un ladro provetto verso il soggiorno, decisa finalmente ad accendere la luce.

Avvicinando le dita all'interruttore sento il battito del cuore diminuire d'intensità e penso che ormai ce l'ho fatta, che tutto è andato come speravo. Basterà sfilare i jeans e se lui si alzerà proprio ora, trovandomi in mutandine e maglietta, crederà senza dubbio alla mia innocente versione dei fatti.
«Oh amore scusa, mi sono alzata per andare in bagno, non volevo svegliarti» il tutto accompagnato da un sorriso irresistibile.

Sospiro sollevata, accendo la luce e lui è lì, in piedi, vestaglia e ciabatte, capelli arruffati e braccia conserte. Ci fissiamo l'un l'altra per alcuni, interminabili, secondi duranti i quali, per atavica abitudine, finisco per sentirmi in colpa per chissà cosa, al solo cospetto del suo sguardo indagatore, pure se non ho fatto niente di male, a parte i pensieri, ma quelli non valgono. «Dove sei stata fino a quest'ora, eh?» fa lui con aria truce e minacciosa.
«Amore, con le mie amiche, lo sai, dove vuoi che...» mi giustifico io, ma di cosa poi non lo so.

Lui si avvicina e con due dita prende qualcosa che si è impigliato nel mio golfino. Qualcosa che presumo abbia un peso notevole, per lui, giacché non sono in grado di vedere nulla di ciò che lui pare osservare con tanta attenzione.
«E questo capello nero, eh? Di chi è?» sbotta con l'aria di chi ha in mano la prova definitiva, quella schiacciante, inconfutabile, decisiva.
«Io...io... sarà di Ramona, che ne so!» balbetto incerta dimenticandomi che davvero non ho fatto nulla.

Lui scoppia a ridere, probabilmente a ragione, mi da un buffetto sulla guancia avvampata e se ne va in cucina lasciandomi lì, in piedi, inebetita come una vera scema, a domandarmi senza ottenere risposta fino a che punto si può davvero e consapevolmente essere idiote e ricordando improvvisamente che questa scena è stata girata un mese fa, identica e a ruoli invertiti. Mi affaccio timidamente in cucina e lo vedo armeggiare con la moka.

«Lo vuoi un caffè?» mi chiede con la voce e il tono che mi fanno sciogliere il cuore.
«Si» gli rispondo avvicinandomi e sedendo al tavolo mentre avverto improvvisa la stanchezza per la lunga serata. Lui prepara le tazzine sorridendo e senza guardarmi, mette lo zucchero, versa il caffè poi, porgendomi la tazza, deposita un bacio lieve e caldo sulla mia testa ronzante. Beviamo in silenzio, godendoci l'intenso profumo e il silenzio della notte, poi mi prende per mano e mi porta in camera, dove non vedo l'ora di incontrare un morbido e accogliente materasso.

«Ti sei divertita? Sei stata bene?» mi sussurra dolcemente, sdraiato accanto a me con un'aderenza perfetta al mio corpo.
«Si benissimo» dico io, sapendo che sono le ultime parole lucide che dirò prima del sonno. Lui mi bacia il collo e poi, nel silenzio e nel calore di quell'abbraccio tutto si acquieta. O almeno così pare.
All'improvviso infatti, trascorsi dieci minuti nel buio profondo, un punto interrogativo gigante e luminoso mi appare, rosso e lampeggiante, sul soffitto. Sfavilla violentemente cercando di ottenere la mia attenzione e ci riesce, visto che lo sto osservando illuminarmi gli occhi e riaccendermi la mente.

Perché tutta quella voglia di scherzare, di giocare? Perché quella strana allegria? Vuoi vedere che... Leggera come un sospiro scivolo fuori del letto, raggiungo l'ingresso e sollevo le sue scarpe passando un dito sulla suola. Vuoi vedere che è uscito anche lui, e di nascosto, e chissà con chi, e dove, il bastardo?

Il mio dito però, è perfettamente asciutto e la suola pulita, così come il suo giaccone, che è esattamente dove l'ho messo io, prima di uscire. Scema due volte, me ne rendo conto. Tornando a letto però mi domando: non sarà proprio quando si è così, che ci si chiama ancora "innamorati"?

Tittyna
 
 
 
 
 
 
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