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Leggi gli altri ******<lcont="www.mentelocale.it/contenuti/index_html/indice_varint_635|Spunti di vista">****** di Tittyna su Mentelocale.it
Capitano certi momenti in cui ti guardi intorno smarrita e ti domandi perché sei lì, in quel punto preciso, come ci sei arrivata e perché. Non sto parlando solo di luoghi fisici, sto parlando di spazio-tempo, di percorsi, di storie. Ti chiedi perché sei in quel punto preciso della tua vita e se quel punto preciso fa davvero parte della tua vita oppure no. Se ti appartiene, se è quello che volevi, se in qualche recondito angolo del tuo passato hai mai detto o pensato: ecco, un giorno voglio essere lì, in quel punto preciso, proprio dove sono adesso.
Invece capitano dei momenti in cui ti guardi intorno, confusa e attonita, e non riconosci niente. Guardi le strade, le case, la gente, e ti vedi costretta ad ammettere che niente, e nessuno, ti somiglia davvero.
Ti sembra che niente ti rappresenti, che niente riesca ad allietarti lo sguardo e il cuore, e che quel peso che ti piega il collo e ti spinge a guardare poco più avanti della punta delle scarpe tu non l'abbia mai scelto, ne voluto.
Ti guardi intorno e il frastuono è così alto e forte da diventare silenzio e allora credi di capire cosa provò il primo uomo sulla luna, nel trovarsi in un posto tanto estraneo alla natura umana, che se un luogo non è adatto alla vita tu non ci dovresti stare.
E allora ti chiedi cosa diavolo ci fai lì, in quel posto, tanto distante da te e dalla tua anima, dalla tua vera natura, e se è il posto ad essere inadatto a te o viceversa. Ti chiedi come ci sei arrivata e poi, subito dopo, come fuggire. In quel momento scopri che non è così facile.
Ti accorgi che il tempo, le strade, le case, la gente, hanno stretto intorno a te, lentamente e con pazienza, corde su corde con cui tenerti stretta, ferma, fino ad immobilizzarti. Ti accorgi di aver generato attese, aspettative, una rete fitta e sottile di piccoli doveri e responsabilità cui sottrarsi, adesso, non è per niente facile. Almeno non facile come finirci dentro, come tutte le trappole. Ti accorgi che vorresti fare questo e quello ma non puoi. O non devi. Che vorresti prendere al volo la giacca e la borsa, salire in macchina e farti 400 km per andare a trovare un'amica, però poi...
Dov'è finita quella voglia di libertà e indipendenza che solo dieci anni fa ti faceva sfidare il sacro totem di tuo padre e scacciare con un gesto della mano il macabro balletto dei sensi di colpa che tua madre metteva in tavola per cena? Quando è stato, quando è successo, come, che appena cadute quelle catene subito altre sono strisciate come serpenti lungo i tuoi fianchi?
Cosa ho fatto, mio dio, di me stessa, ti chiedi? Cosa ho fatto a me stessa? In quel preciso momento, nel darti la colpa di tutto, t'infili nella prigione che non lascerai più, mai più.
Tittyna
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