Oggi,
sabato 7 maggio, nell'austera
Sala di Rappresentanza della Provincia, si è parlato dei cambiamenti, delle prospettive e del futuro di Genova. A pochi mesi dalla fine del 2004 - anno di svolta per una città che oggi è animata da uno spirito del tutto nuovo - si guardano gli anni avvenire con molte aspettative e qualche timore: «con il 2004 i genovesi hanno ritrovato
il gusto di vivere in una bella città», spiega
Davide Viziano, presidente di Genova 2004, che ha partecipato alla manifestazione
Genova Capitale Europea della Cultura nel 2004 - Primi bilanci di un grande evento, organizzata da
La Maona in collaborazione con la Provincia di Genova: «oggi dobbiamo trovare la strada giusta per andare avanti con le nostre forze, come tutte le vere città d'arte sanno fare».
Tante e vincenti sono state le scommesse di Genova nel 2004: dalle mostre (da
L'età di Rubens, alla discussa
Arti & Architettura, fino agli eventi dedicati ai
Transatlantici e
l'esposizione di Renzo Piano a Porta Siberia) ai grandi concerti, che hanno visto esibirsi a Genova mostri sacri come
Vasco Rossi ed
Elton John.
«Genova ha fatto un salto notevole», spiega
Mario Botta, l'architetto che ha recentemente restaurato la Scala di Milano. Ma quali sono le prospettive di una città che oggi è più che mai aperta al mediterraneo? «Stiamo vivendo
un nuovo rinascimento e a Genova è cresciuto il "bisogno di città". Si deve giudicare il capoluogo ligure nella sua quotidianità più che negli eventi: la città non è un grande supermercato», aggiunge Botta, che conclude con una battuta sulla nostra amata e odiata sopraelevata: «è stata costruita per risolvere i problemi del traffico, anche se la città funzionava anche senza di essa. E funzionerebbe senza anche oggi. Bisogna correggere gli errori del passato. Genova è importante per i genovesi, ma lo è altrettanto per il mondo».
Secondo l'assessore
Anna Castellano «Genova è una città da scoprire, e gli eventi sono un accompagnamento. Da quest'anno sarà importante continuare a promuovere la città anche all'estero e offrire nuovi eventi». Come quello dedicato in questi mesi al
Giappone: «nel 2004 c'è stato l'aumento del 10% del turismo, e del 18% degli arrivi: siamo stati gli unici in Italia a raggiungere queste cifre». Poi una piccola polemica: «gli enti pubblici continuano tutt'oggi a lavorare. Speriamo che cresca ancora l'impegno dei privati. La domenica, purtroppo, i negozi sono chiusi... dobbiamo lavorare insieme per migliorare».
Secondo
Renato Barilli, docente al DAMS di Bologna, Genova è stata l'unica città italiana ad essersi davvero rinnovata con l'anno della cultura: «una grande visibilità e molti investimenti. Una città come Bologna, ad esempio, non ha saputo sfruttare l'occasione». Poi anche il professore conclude con un consiglio: «il museo di Villa Croce è insufficiente alle esigenze dell'arte contemporanea: ci vogliono spazi più ampi». Insomma, i genovesi devono rimboccarsi le maniche.
Pierluigi Sacco, docente presso la Facoltà di Architettura di Venezia, ha confrontato le diverse esperienze di Genova e di
Lille nei loro ruoli di capitali europee della cultura: «due città diverse dalle diverse filosofie. Entrambe hanno concluso positivamente il 2004. La città nord europea ha puntato per lo più sul rafforzamento della partecipazione popolare all'evento, con molta attenzione nei confronti delle periferie e dei giovani, che hanno collaborato con i circa 17000 artisti giunti in città. Genova, invece, si è concentrata sul suo centro storico e sui grandi eventi».
Viziano rivela infine la prossima uscita di un album che raccoglierà le foto più belle di Genova 2004, e di un volume che fornirà i dati economici dell'evento, «ma sarebbe importante per la città creare un gruppo di qualità che sopravviva al 2004 e che si occupi di comunicazione. Un'agenzia che promuova la cultura e l'economia».