Generalizzare, fare del pregiudizio una realtà, credere alle fantomatiche leggende metropolitane, è una prassi nel rapportarsi al fenomeno migratorio. Giovedì 21 aprile, alla Biblioteca Berio, è stato presentato
Il fantasma delle bande di Andrea Torre (direttore del Centro studi Medì ) e Luca Queirolo Palmas (Docente della Facoltà di Scienze della Formazione). Tantissimi gli invitati, tra cui: Maurizio Ambrosini (docente all'Unige) e
Don Antonio Balletto.
Attraverso una ricerca sociologica, alla quale hanno contribuito anche docenti spagnoli e sudamericani, si cerca di smontare questo fantasma. Come? Moltiplicando i punti di vista. I ragazzi sono stati intervistati (metodo etnografico) nelle discoteche, nei centri commerciali e nei giardinetti dove fanno
Break Dance.
«Per anni l'immigrazione latina è stata l'emblema di un'immigrazione ben accetta», spiega Maurizio Ambrosiani. Ci univano infatti, una lingua derivante dallo stesso ceppo, la medesima religione e una cultura non lontano dalla nostra.
Abbiamo accettato e voluto le mamme latine come badanti e collaboratrici domestiche. Queste donne si occupavano di noi, dei nostri nonni e delle nostre case. Poi, il ricongiungimento familiare ne ha visto arrivare i figli, in molti casi adolescenti, e i mariti.
L'aumento della popolazione giovanile e maschile ha, in pochi anni, ribaltato l'immagine dell'immigrazione sudamericana. Dalle docili badanti si è passati alla costruzione ed esasperazione del fenomeno bande' con toni sempre più drammatici e allarmistici.
Non si vuole negare l'esistenza di comportamenti devianti. «Però», secondo Palmas, «quello delle bande è un ristretto contingente minoritario, diventato l'unica rappresentazione dei latino-americani». Il motivo è in parte imputabile alla politica sensazionalistica dei mass media.
Osservando il fenomeno dall'interno si capisce che, oltre ai problemi di un'integrazione che a loro sembra impossibile, i ragazzi latini vivono situazioni difficili nelle loro famiglie. Provano rabbia per l'abbandono delle madri. Mentre i padri hanno molte difficoltà a trovare lavoro e devono fare i conti con una donna
breadwinner, che stravolge la loro concezione maschilista di capo famiglia.
Depressione, rabbia e ricatti morali, uniti ai disagi adolescenziali di tutti i ragazzi del mondo, non sono una cornice facile.
«Bisogna», propone Don Balletto, «incentivare la creazione di associazioni che occupino i pomeriggi di questi ragazzi, li tolgano dalle strade e li seguano nella loro formazione». Per evitare che le bande diventino una risposta alla solitudine.