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Non avrebbe mai fatto ritorno dal Giappone Edoardo Chiossone, chiamato nel 1874 dall'imperatore Meiji a dirigere l'officina carte e valori del locale Ministero delle Finanze.
Un incarico mai ricoperto in precedenza da uno straniero, giunto a coronamento di una carriera che aveva visto l'artista, nato nel 1833 ad Arenzano, distinguersi già durante gli studi di disegno e incisione presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Altrettanto brillante il suo percorso professionale, iniziato presso la Banca Nazionale del Regno d'Italia e proseguito in Inghilterra e Germania.
Chiossone, giunto a Tokyo nella primavera del 1875, sviluppò fin dall'inizio del suo soggiorno un profondo interesse nei confronti dell'arte nipponica, stimolato dalla grande quantità di opere disponibili sul mercato dell'antiquariato dopo il definitivo tramonto del regime feudale.
Questa situazione gli consentì di raccogliere una collezione di circa 15.000 pezzi, destinata nel testamento alla città di Genova. Le spoglie dell'artista, scomparso nel 1898, sarebbero invece rimaste a Tokyo, nel cimitero di Aoyama.
Constatata la ricchezza della raccolta, pressoché unica nello scenario collezionistico occidentale, il Comune decise di ricavarne un museo, individuando lo spazio espositivo nella villetta Di Negro, edificata all'inizio dell'800. L'istituzione, aperta al pubblico nel 1905, vi sarebbe rimasta fino al 1942, allorché la villa venne distrutta dai bombardamenti alleati. Nessun danno per la collezione, costretta però in magazzino per quasi trent'anni, visto che la nuova sede sarebbe stata inaugurata solamente nel 1971.
Occorre circa un'ora e mezza per completare il percorso di visita, aperto da una serie di sculture in bronzo (sec. XVII-XIX) scampate alla campagna iconoclasta del tardo '800: splendida la Kwan-on dalle undici teste, risalente all'epoca Genoku (1698-1703).
Nelle vetrine della galleria sul lato a mare si segnalano una campana rituale di bronzo, preziose punte di lancia e alabarda del medio periodo Yayoi (sec. I a.C.-sec. I d.C.) e un Avalokitesvara in bronzo dorato, forse di provenienza coreana (sec. VII-VIII). Posto d'onore per la scultura anche nelle due gallerie sul lato a monte (i due ambienti superiori sono attualmente chiusi per restauri), con menzione d'obbligo per due Nio in legno del primo periodo Kamakura (sec. XII-XIII).
Notevole interesse rivestono anche la settecentesca maschera di Ran-Ryoo, impiegata nelle danze rituali della corte Bugaku, e - nella ricca sezione d'arte applicata - una coppia di vasi cilindrici a smalti in porcellana, eseguiti intorno al 1876. Senza dimenticare dodici armature da samurai (sec. XVI-XIX) e i corredi tombali del periodo Kofun (sec. IV-VIII), nonché le raccolte di dipinti e stampe in mostra al piano seminterrato.
Peccato per l'orario di visita a misura di... scolaresca, che vede il museo aperto solamente al mattino.
Lorenzo Marsano
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