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Anche se non ve ne siete accorti, dal 1999 c'è un sottile filo che unisce l'Europa e il Giappone. È un progetto promosso dal Eu Japan Fest Commitee, dal nome European Eyes on Japan. Ogni anno vengono scelti alcuni fotografi e mandati in Giappone. Dal loro operato nascono delle mostre, che vengono allestite nelle Capitali Europee della Cultura, quest'anno Lille e Genova. Venerdì 3 settembre aprirà l'esposizione genovese, presso la Sala Mostre della Biblioteca Berio. Finite le mostre - il 2 ottobre - le foto torneranno a casa, nel Comune giapponese in cui sono stati effettuati gli scatti.
Come nasce il progetto? Mikiko Kikuta, la curatrice del progetto, è all'esposizione e ce lo spiega. «Ogni anno scegliamo alcuni fotografi europei e i luoghi da ritrarre, poi assegniamo i luoghi in base ai loro stili. I risultati sono sorprendenti. Io che sono di Tokio ho imparato molte cose del mio paese». European Eyes on Japan ha dunque un doppio fine: far conoscere le immagini del Giappone in Europa, ma anche accrescere la consapevolezza di sé attraverso le immagini.
Quattro i fotografi che hanno preso parte al progetto: lo svizzero Mathieu Bernard-Reymond, l'olandese Bert Teunissen, il francese Higues Fontane e l'italiano Mimmo Jodice. Chiedo a quest'ultimo quali sono state le impressioni più forti che ha ricevuto in quella terra così lontana e diversa dalla nostra. «Beh, arrivando ad Osaka si ha subito l'impressione di uno sviluppo tecnologico avanzatissimo (l'aeroporto è stato progettato dal nostro Renzo Piano, n.d.r.), ma appena si esce dai centri metropolitani la storia cambia radicalmente, si entra in un luogo senza tempo. Così è Wakeyama dove ho fatto le foto».
Le foto di Jodice riflettono un ritmo, un ordine evidente, fatto di alberi in fila, persone, costruzioni, particolari di edifici. È così forte la sensazione di "ordine"? «Ciò che colpisce è il senso della collettività. Noi siamo abituati all'individualismo, per loro non ha senso. Lo vedi anche dal territorio: in Europa - soprattutto in Italia - ci sono case sparse ovunque (c'ho il mio campo e mi ci faccio la casa), mentre in Giappone si notano grandi centri abitati e immense distese incontaminate».
È come se ci fossero due mondi anche laggiù, un Occidente e un Oriente. «Vivere a Tokio», dice Mikiko, «è molto diverso che vivere in campagna. Ci sono ritmi diversi, esigenze diverse. Noi cittadini abbiamo una vita più frenetica e dispendiosa, mentre fuori città vivono con poco e senza tempo. Ma sono anche più chiusi, diffidenti, a volte scontrosi».
Pulizia e ordine geometrico anche negli interni, negli scatti che ritraggono più da vicino la vita quotidiana. «Quello che ho cercato di fare», continua Jodice, «è rendere il loro modo di essere tramite le immagini. Non è facile essere catapultati in un luogo così lontano senza saperne nulla. D'altra parte, il senso di questo progetto è proprio quello di utilizzare un occhio senza pregiudizi né punti di riferimento. Ne viene fuori un'immagine più istintiva e naturale».
Nella foto in alto: uno scatto di Mimmo Jodice fuori città Nella foto in basso: una casa giapponese secondo Bert Teunissen
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