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Cultura
Don Gallo
 

«Sono angelicamente anarchico»

 
Un'autobiografia di Don Gallo che raccoglie storie, riflessioni, ritratti di personaggi e gente comune. Il 6/4 la presentazione al Modena
 
   

     
6 aprile 2005
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di
Laura
Calevo
   
La sede principale della mia comunità non ha insegne e nemmeno un campanello. Non so spiegarmi perché, ma, nonostante l'anonimato, tante persone continuano a presentarsi alla mia porta, di giorno e di notte, sicure di trovare altre persone pronte ad accoglierle. (Don Andrea Gallo)

È pomeriggio inoltrato quando entro nel portoncino verde della Comunità di San Benedetto al Porto. Cinzia, la segretaria, mi fa accomodare nel piccolo studio di Don Gallo: «apriamo la finestra che questo odor di sigaro ci intossica tutti. Scusa sai, Andrea odia far aspettare la gente, ma è arrivato un suo amico all'ultimo momento».

Entra aria fresca mescolata al rumore del traffico che ricopre la sopraelevata e all'odore del porto a portata di sguardo. Cinzia è una ex tossicodipendente che sta con Don Gallo da ventisei anni.

«Allora sono qui, cosa vuole lei?». La domanda arriva diretta e cordiale, un po' ruvida, e tradisce l'indole di chi è abituato a parlare senza peli sulla lingua, da sempre.
Don Gallo mi parla del suo ultimo libro, quello che, a detta di Cinzia, rispecchia meglio la personalità del suo autore. Angelicamente anarchico (Mondadori, 14 euro) è un'autobiografia, con prefazione di Vasco Rossi, che verrà presentata mercoledì 6 aprile alle ore 17 al Teatro Modena. È una raccolta di episodi di vita vissuta, idee, riflessioni, ritratti di personaggi noti e di persone comuni o ai margini, una panoramica su ciò che significa "essere Don Gallo".

«Non l'ho mica deciso io di scrivere questo libro. È quello della Mondadori che si è messo questa idea in testa e mi ha seguito per due anni. Si chiama Andrea anche lui e adesso siamo diventati amici: ha raccolto un malloppo di cose scritte o dette da me e poi mi ha spedito tutto cinque mesi fa», spiega Don Gallo. «Nella vita mi hanno apostrofato in ogni modo, da chierico rosso a prete comunista, ma l'appellativo che sento più mio l'ha trovato un regista argentino che era ospite con me da Costanzo: angelicamente anarchico. Ho vissuto una svolta epocale della cultura della pace essendo discepolo prediletto di Padre Balducci, fondatore dell'Università della Pace. Il terzo millennio è dominato da grandi contraddizioni: dobbiamo fronteggiare la minaccia ecologica, il problema di un'Europa che si chiude all'immigrazione e di un occidente alla ricerca di un nemico sempre nuovo da combattere. E l'unica strada è dire basta alle armi. Pensa che mi sono venuti a trovare i registi Mario Monicelli ed Ettore Scola, tutti e due per pormi la stessa domanda: riusciremo a sradicare nelle nuove generazioni l'assenza di futuro?».

Don Gallo mi parla al di là della scrivania, con un mezzo sigaro toscano in bocca, che riaccende di tanto in tanto.

«Penso che la fede cristiana non vada identificata con l'ordine politico, la Chiesa non deve sostenere il potere. Così facendo si rischia di andare verso uno stato confessionale e sfociare nel fondamentalismo. La mia non è una scelta ideologica, semplicemente scelgo di essere discepolo di Cristo, scelgo i poveri, scelgo una giusta laicità, ovvero una dimensione in cui tutti possano sentirsi rappresentati indipendentemente dalla cultura, dall'etica e dalla fede che hanno fatto propria. Evangelizzare significa rinunciare ad imporre il cristianesimo con la politica».

Una voce fuori dal coro quella di Don Gallo, una voce che non conosce mezzi termini né fumosi giri di parole.
«La Chiesa di oggi? È agonizzante come lo è stato il suo papa. Giovanni Paolo II ha fatto grandi cose per quanto riguarda la pace ma non ha affrontato temi importanti quali contraccezione, celibato, ruolo femminile. Ma cosa scegliamo, una Chiesa-comunione o una Chiesa-gerarca? Gli strumenti per trovare le soluzioni li abbiamo già, basta riprendere i testi del Concilio Vaticano II che sono tuttora validi. Per quel che riguarda la morte del papa, sarebbe il caso di fare silenzio; qualcuno una volta ha detto: "la persona umana non deve essere disturbata da nessuno quando prega, quando fa l'amore e quando muore". È il caso di smetterla con questo assurdo bombardamento mediatico».

Positivo è invece il giudizio sui recenti cambiamenti della città: «Genova è una nobile decaduta che sta riscoprendo il gusto della partecipazione politica e i risultati delle scorse elezioni sono un segnale positivo in questo senso: il cittadino cerca di uscire dal ruolo dell'eterno aspettante e accetta di mettersi in gioco, di aprirsi, di essere solidale. Vorrei che ogni genovese dicesse al mattino: "buon giorno Genova: cosa posso fare di buono per te?"».

Don Gallo, arrivato alla sua settantaseiesima primavera, non si arrende e continua a combattere con coerenza per costruire un'alternativa allo stato attuale delle cose, cercando di trovare un equilibrio tra libertà e uguaglianza. A questo proposito voglio concludere con un suo pensiero, tratto dal libro Angelicamente anarchico:

Padre Turoldo ha scritto: "è una fatica divina essere umani tutti i giorni". In molte occasioni il dolore accompagna la nostra vita. Io credo nel diritto alla "non sofferenza". Chi soffre deve reagire invece di arrendersi. Più Vangelo che Croce, nel segno del riscatto dell'Uomo e contro la rassegnazione.

Nella foto: Don Andrea Gallo nel suo studio
 
 
 
 
 
 
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