Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perché quando mavigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. È morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo. Ha avuto brutte storie con la giustizia perché era un
autentico libertario, e così quando qualche ricercato bussava alla sua porta lui lo nascondeva in casa sua
Parole di
Fabrizio De Andrè - dal suo libro
Come un'anomalia - che testimoniano la stima del cantautore genovese (che si è sempre detto
anarchico) per questo spirito libero.
In occasione della pubblicazione del libro di Mannerini
Poeta cieco di rabbia, la
Portoanticolibri (Porto Antico) gli tributa un omaggio -
lunedì 21 marzo 2005 - alle ore 17.30. Partecipano
Sandra Verda,
Renato Tortarolo,
Mauro Macario,
Paolo Jachia e
Rita Serando.
Macario, curatore del volume, dice:
«Riccardo Mannerini è una figura primaria della controcultura contemporanea, quella che non si riconosce nell'ufficialità blasonata di scrittori e intellettuali afflitti dalla sindrome del paggio e asserviti a un potere di cui traggono vantaggi interagendo con esso con dichiarata sudditanza. Questo compagno "con il pugno nell'utopico" (L. Ferré) che scompare in modo tragico suicidandosi nel 1980, è un poeta di grandezza stellare nel firmamento asfittico della poesia italiana, un artista ligure - nacque a Genova il 28 ottobre 1927 - che questa terra a volte intempestiva nel riconoscere i suoi figli più geniali ha il privilegio e l'occasione ora di collocare tra presente e futuro non con fossile catalogazione ma con orgoglio attivo».
Nella foto: Riccardo Mannerini