Chi pensa che la musica elettronica sia solo per ragazzotti alla ricerca dello sballo facile, non conosce gli
ART POINT M, una "compagnia pluriartistica" creata da
Fanny Bouyagui.
Sabato 19 marzo quattro dei sette artisti della compagnia si esibiranno nell'atrio di Palazzo Ducale in occasione di
Notte rosa '05, un evento musicale organizzato dal
Comune di Genova in collaborazione con
MTV. Per tutti i dettagli sulla serata date un'occhiata al
nostro sito. Fanny oggi era a mangiare da noi, una bella occasione per scambiare due chiacchiere con una d-vJ che, con gli Art Point m, ha girato il mondo: il Musée de la Mode e il Centre George Pompidou di Parigi, il Dumbo Art Center di New York e il Down Town Festival di Detroit. Poi Lisbona e, lo scorso anno, la nostra Genova in occasione dello scambio culturale con Lille.
Fanny fa musica da quindici anni. Ha iniziato negli ambienti della moda, ma non pensate a lei come una frivola ragazzina semi-anoressica. Intanto non è proprio una giovincella: ha 45 anni e si definisce la mamma dei dJ e quando si esibisce da sola si fa chiamare
Big Mama. Non ha un fisico da modella e non ammicca alla "ce l'ho solo io", cosa che - ci assicura - le ha permesso di sentirsi a suo agio in un ambiente, quello dei dj, maschile al 90%. Una personalità forte, un'artista che spazia dalla musica alla moda, e che assieme agli ART POINT M si esprime in
un mix di immagini video e suoni elettronici che danno vita a installazioni-performance volte a ricreare universi sorprendenti e spiazzanti. Un lavoro sperimentale che unisce video, teatro, musica e defilè di moda, cercando di attirare l'attenzione dei giovani su tematiche - la guerra, la fame, la droga - che di solito non entrano in questi circuiti.
Fanny sa bene che questi templi del divertimento non sono naturalmente predisposti a certe discussioni: «all'inizio degli anni '80», dice infatti, «quando i rave party erano un must, le luci psichedeliche a palla servivano ad aumentare lo sballo dei ragazzi che volevano solo stare svegli ad oltranza». Gli ART POINT M hanno svoltato pagina, inserendo nelle loro esibizioni immagini dure e defilè di moda che
denunciano gli eccessi dell'apparire e la dittatura della bellezza. Input che arrivano alle teste di centinaia di ragazzi in una volta: non da noiosi professori o genitori rompiballe ma da una donnona tatuata, con piercing ovunque. Una simile a loro.
Gli Art Point m non fanno demagogia e non sono attivi per nessun organismo politico: «il nostro lavoro è fare musica, ma non possiamo far finta di non vedere ciò che ci succede attorno».