Christian De Sica è in città con
Tributo a George Gershwin, musical che riporta alla ribalta il teatro di rivista.
Per saperne di più l'abbiamo invitato a cena a mentelocale.
Arriva con la compagnia a mezzanotte, come solo Cenerentola o gli attori di teatro: e noi siamo qui, ad aspettarlo. Ha appena il tempo di sedersi a tavola e di dare un'occhiata al menù ("Ce so 'e cozze: ma che è la galanga?") che gli piombiamo alle spalle con fare rapace. Si difende come può, cercando di muoverci a pietà, mostrando sul volto i segni della fatica e della fame: "A rega' prima fatece magnà" (parla con simpaticissima cadenza romanesca). Inflessibili gli concediamo di ordinare e poi lo traduciamo alla torre rossa di mentelocale. A dargli man forte c'è Monica Scattini. Come tradizione, li facciamo accomodare sul nostro divanetto "Tatlin" e li fotografiamo. Il primo tentativo fallisce, naturalmente non per colpa nostra ma di Giulio (ci aveva assicurato che la macchina era carica. Non è vero).
I nostri ospiti cominciano a dare segni d'impazienza: Christian è preda dei morsi della fame e Monica, impegnata nella ricerca di campo del telefonino, paga lo scotto del suo lupetto smanicato "Aho, qua me pija un coccolone dar freddo".
Cerchiamo di distrarli, durante l'affannosa ricerca di un'altra macchina: gli chiediamo qualcosa sullo spettacolo. Christian è entusiasta dell'accoglienza del pubblico genovese, che gli ha riservato un calorosissimo benvenuto. Parla di rivista e avanspettacolo, ma quando gli chiediamo se questa vuol essere un tentativo di rivitalizzare un genere che appartiene al passato, lui minimizza "Siii...c'è musica, ballo, canto ma l'avanspettacolo è un po' un pretesto, un
escamotage. In verità è la storia di un gruppo di amici che s'incontra per provare a mettere in scena
Un americano a Parigi. Infatti lo spettacolo s'intitola
Tributo George Gershwin". È evidente che lo spettacolo lo ha stancato molto: è gentile e disponibile, ma si capisce che vuole andare a mangiare. Finalmente riusciamo a fare le foto: Christian vorrebbe la Carucci accanto a loro. Ma la nostra abiezione morale di paparazzi non arriva a tanto. E così li immortaliamo, soli e amici come nel gabbiotto delle fototessere l'ultimo giorno di scuola.
daniela.carucci & donald.datti