|
Raccontava Eduardo Galeano che un suo amico cileno per rendere l'idea di come in Uruguay i valori di solidarietà, lealtà e cordialità fossero tenuti in gran conto, diceva: nel tuo paese la gente mantiene la parola data ed i cani abbaiano seduti.
Nonostante dodici lunghi anni di feroce dittatura militare e i disastri delle politiche neo-liberiste adottate su richiesta-imposizione del Fondo Monetario Internazionale, questi valori continuano ad essere fortemente radicati negli abitanti di questo paese che, fino agli anni 70, era considerato la Svizzera dell'America Latina.
A differenza di altri popoli sudamericani, gli uruguayani, seppur duramente colpiti dalla repressione, hanno saputo mantenere sempre vivo il loro spirito libertario e utopico. Uno spirito libertario, che in parte, ha radici italiane e genovesi, visto che Giuseppe Garibaldi combatté valorosamente al servizio della giovane "Repubblica Oriental". Nel 1848, gli venne persino offerto l'incarico di comandante in capo di tutte le forze del paese. D'altronde è molto difficile camminare per Montevideo ed incontrare qualcuno che non abbia radici o parenti liguri.
Un'altra differenza con i paesi del continente, è il proverbiale laicismo che permea la società uruguayana. In molti calendari infatti, l'8 Dicembre è definito dia de las playas, il 25 Dicembre dia de las familias e la settimana di pasqua - fantasticamente - semana del turismo.
Con i suoi 180 mila chilometri quadrati (la metà dell'Italia) l'Uruguay è uno dei paesi più piccoli dell'America Latina. Nonostante poco piú di tre milioni di abitanti, ma quasi 9 milioni di capi di bestiame fra ovini e vaccini, la sua nazionale di calcio - la gloriosa celeste - ha vinto ben due titoli mondiali.
La capitale Montevideo e' una città bellissima e colorata, una Buenos Aires più piccola, a misura d'uomo. È dolcemente adagiata sul mare e sul Rio de la Plata e, senz'ombra di dubbio, vi si mangia la carne più buona del mondo.
Dalla scorsa settimana questa nazione di poco più di tre milioni di abitanti ha un nuovo Presidente. Si chiama Tabaré Vazquez, ha 65 anni, è socialista e con la sua coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento uruguayano.
Sarà alla testa del primo governo di sinistra nei 177 anni di indipendenza di un paese, finora dominato dai due partiti di centro-destra dell'oligarchia tradizionale, i Blancos e i Colorados . La sfida per lui è quella di uscire dalla crisi, e di fare dello sviluppo economico e sociale del paese, un viaggio con più navigatori che naufraghi, e non il contrario, come purtroppo accade molto spesso al giorno d'oggi. Forse potrà essere d'aiuto a Tabaré Vazquez, che da giovane era portiere, la sua formazione e passione calcistica.
Ma come ha detto il grande poeta e scrittore Mario Benedetti, dovrà riuscire a parare molti calci di rigore.
Matteo Zacchetti
|