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Un amico ti presenta Gigi Piola, con l'aria compiaciuta di chi fa conoscere un grande.
E chi cazzo è Gigi Piola?
Ovviamente avvii subito il programma "cordialità espansa", cliccando sulle opzioni "faccio finta di sapere chi è", "sorriso lieto di chi incontra uno importante", e soprattutto "se questo se la tira troppo lo taglio in tre secondi netti" e "ma chi lo dice che è grande in qualcosa?".
Tipo vestito peggio di te, il che è tutto dire, in due battute scopri che è
un arenzanese storico e ha giocato a rugby (carina la prima, diecimila punti per la seconda), quando dice che fa il regista pubblicitario solidarizzi con un altro ligure che per campare pendola tra il mare, Milano e il resto del mondo, ma quando ti invita a vedere i suoi spot apri a manetta sotto-cartelle nella cartella "scuse improvvise", ma realizzi che sei palesemente in una sera in cui non stai facendo una fava, quindi non puoi defilarti mantenendo un briciolo di dignità.
Ti cucchi gli spot e scopri che è veramente un grande.
Cattivissimo, lucido, elegante.
Spot con due tecnici del suono, truzzi e messi male, che reggono annoiati il palo con il microfono ad un incrocio stradale, registrando il sonoro del traffico. Arriva una vecchietta per attraversare, si ferma perché è verde per le auto ma rosso per i pedoni, i due le danno uno spintone e registrano soddisfatti la frenata, lo schianto e il breve grido della vecchietta stirata.
Un minuto di bastardaggine allo stato puro.
Tira fuori il DVD di un corto che ha diretto ed uscirà tra poco, pregando per scaramanzia di non dirne il titolo, perché è in gara ad un festival superfigo e tocchiamoci le palle che non si sa mai.
Riconosci facce note:
Andrea Ceccon,
Enrique Balbontin, Massimo Olcese ed altri, in una storia di riviera a metà tra Fog e la sfiga.
Anche il corto è lucido, feroce, non sbava, non se la tira da strano, non ha il messaggio sulla pace universale e la crisi della sinistra e nemmeno il regista che, siccome è un corto e un corto deve essere intellettuale, allora inquadra tutto mettendosi sbilenco che ti fa venire il mal di mare e pensi ma quanto è coglione sto regista e meno male che è un corto perché me lo sto zampettando.
Insomma,
corto e perfetto.
Piola rifiuta di dire quando e dove uscirà, riesci a strappargli una mezza promessa per una visione privata con amici, cospicuo vino e sbranamento al
Nouvelle Vague, ma scivola via come un profilattico troppo lubrificato, continuando a ravattarsi gli zebedei mentre saltella in una danza propiziatoria anti-sfiga, dicendo che non bisogna mai parlarne prima sennò hai visto mai che vada tutto a mignotte. Poi si esalta sulle location nell'entroterra di Cogoleto e la cucina libanese.
È matto, bastardo, anarchico, scazzato.
Primo abitante onorario della Zona Marginale.