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Genova in bici
 

E se la salita diventa discesa?

 
Dal 28 marzo 2004 le bici possono entrare su funicolari e ascensori. Una pedalata con i ciclisti urbani nel giorno pił freddo della storia
 
   

     
24 febbraio 2005
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di
Daniele
Miggino
   
Guarda le foto di un pomeriggio in giro per Genova in bicicletta

Usare la bicicletta a Genova è una roba da temerari. Non solo perché - come dice il ciclista urbano Fabio - quando gli automobilisti vedono una bici sulla "loro" strada gli va il sangue al cervello, ma anche perché è una vera giungla, in cui le due ruote senza motore si difendono in una lotta impari. E poi, che si dice normalmente quando si parla di pedalare in questa città? Troppe salite...

Bene, un gruppo di ciclisti urbani agguerriti mi ha invitato a fare un giro con loro, quasi un anno dopo che l'AMT - l'azienda di trasporto pubblico genovese - ha riconosciuto ai ciclisti il diritto di portare le bici su funicolari e ascensori (guarda qui tutti i servizi). Il 28 marzo 2004 si realizzava il motto di questa piccola armata a pedali: trasformare le salite in discese!. Manca, però, ancora una parte delle richieste inoltrate al Comune: la gratuità del servizio. Troppo? Neanche per sogno. Se di senso civico si tratta, bisogna pur incentivarlo: «i ciclisti urbani - dice Roberto - sono stati sterminati. Ora ci vogliono provvedimenti concreti per recuperare il terreno perduto». Qualche tempo fa aveva preso piede il movimento Critical Mass (vedi anche il sito internazionale), ma col tempo le presenze sono andate diminuendo, e alla fine sono rimasti i duri a morire.

Mercoledì 23 febbraio 2005, il giorno più freddo dall'ultima glaciazione. In piazza Matteotti si accingono a inforcare i pedali l'avvocato a due ruote Roberto Faure, Jeanne (attrice che nessuno ha mai visto circolare a piedi), Antonio Vivaldi, giornalista musicale e traduttore, l'insegnante Mario Repetto, Fabio Marabotto (se siete frequentatori di Feltrinelli lo avete sicuramente visto) e il sottoscritto.
Per tutti la macchina è o un lontano ricordo, o il nemico di una vita: «io non l'ho mai avuta», dice Mario, «io ho sempre preferito andare in vacanza piuttosto che pagare l'assicurazione», incalza Roberto.

Si parte. L'obiettivo è girare in lungo e in largo la città facendo il maggior numero di discese, e senza arrancare mai in salita. Si va giù per via Venti. All'altezza del Ponte Monumentale la prima ascesa. E poi via per l'Acquasola, piazza Corvetto, via Serra e Brignole. Ci infiliamo nel tunnel alla sinistra della stazione ed entriamo nel secondo ascensore (Borgo Incrociati - via Imperia). Il freddo punge: «ci vorrebbe almeno una salitina - dico io - così ci si scalda un po'». «Eh già, ma noi le trasformiamo in discese!», dice sorridendo Antonio. Altro ascensore: da via Ponterotto (parallela via Canevari) a via Montello (due passi da Manin). A Manin ne scopriamo un altro: andiamo sempre più su.

Senza quasi sforzarci arriviamo a Spianata Castelletto, dove di ascensori ce ne sono due (ma solo uno, il "Ponente" è ciclabile). Ultime due tappe al nuovissimo ascensore che da via Balbi porta al Castello D'Albertis, dove una voce alla radio ci intima il dietro front, perché in discesa non si può (mah, le regole...) - e alla Metro di Principe: uno dei prissimi obiettivi del gruppo è entrare lì. Ma non c'è nemmeno una discesa carrabile, solo scalini piuttosto alti: «Dillo che non ci possono entrare nemmeno le carrozzine e i passeggini qui, mica solo noi con le bici».

Non si tratta di farsi una sgambata per sgranchirsi. Tutti tengono a precisare che il loro è prima di tutto impegno civile. «Non siamo amanti dello sport - dice Roberto - e nemmeno della bici! Io la odio, è come la macchina per un automobilista. I pantaloni mi si rovinano come niente. È una spesa...». A loro Genova sembra la Cenerentola delle città ciclabili. Mauro, che ha visione allargata, sostiene che in Europa ci sono paesi dove i ciclisti sono arrivati ad essere il 30% dei circolanti. E non solo in Europa: «a Bolzano vent'anni fa non ci andava nessuno in bici. E ora...». Sono tanti. Insomma, è un problema anche politico. È inutile parlare tanto di ecologia, senza avere una concreta intenzione di agire. Per esempio, sul water front, di cui tanto si parla in questi giorni, qualcuno ha pensato che ci potrebbe stare un bella pista ciclabile a mare? Sarebbero decine di chilometri, mica un paio...

Un passo alla volta, comunque, si ottegono i risultati: gli l'Associazione Amici della Bici ha ottenuto che si possa portare la bici sul treno con un biglietto a tariffa chilometrica (15 km) con 1,35 Eu.

Per informazioni e adesioni scrivi a saliteindiscese@libero.it

Nella foto in alto: tutti davanti all'ascensore Castelletto Ponente
Nella foto in basso: nell'ascensore...
 
 
 
 
 
 
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