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Dimentichiamo per un attimo i periodici interrogativi su dove va il design e le sempre più flebili (da quando non esiste più la critica militante, e cioè da quasi trent'anni), lagnanze sulla sua ripetitività, sul glorioso passato usato solo come riserva di materiale da saccheggiare, sulla sovra-produzione, sul sovra-costo, sulla sovra esposizione mediatica di alcune star del progetto.
Dimentichiamo tutto ciò, appunto, e ragioniamo su uno degli aspetti più interessanti del design, uno di quegli aspetti così estranei all'immagine che noi fruitori dobbiamo avere del prodotto da non sembrarci neanche vero, magari: scopo del design è quello di riuscire a vendere i polimeri della plastica a molto di più del loro valore intrinseco.
Ragionando su questo dato, risulta più chiaro quanto la cultura del design rifletta inevitabilmente la cultura (e l'economia, la società...) del tempo che la produce.
Mi si obietterà che, di questo passo, anche il cinema è un sistema per riciclare la celluloide. Magari e anche. Ma se il film, per quanto lontano dalla nostra concezione di storia, è sempre una storia, un oggetto di design senza un utente finale è strana cosa. L'opera d'arte in sé che un oggetto di design (in alcune benedette occasioni) riesce ad essere, può essere valutata solo nella sua prospettiva storica. Come dire, a posteriori.
Del resto, sempre ai tempi della critica militante, lo specchio progettato da Ettore Sottsass per Poltronova faceva gemere di dolore la rivista Abitare (No, no, questo poi no titolava nel numero 92 del 1966). Sottsass, firma storica del design italiano degli anni 60/70 e protagonista, dagli anni '80, anche di un'altra storia, quella che nel libro Il Design parla italiano. Vent'anni di Domus Academy, Gian Luigi Falabrino (giornalista, saggista, esperto di comunicazione d'impresa e, io credo di sapere, anche poeta), con linguaggio chiaro e in un'immagine grafica confortevolmente tradizionale, racconta: la nascita, la vita e i miracoli della Domus Accademy, la scuola internazionale di design di Milano che divide con il Royal College of Arts di Londra il primato di settore nel mondo, e che vuole rappresentare oggi ciò che hanno significato il Bauhaus (1919-33) e la Scuola di Ulm (1955-68).
La scuola nasce nella Milano dei primi anni '80, prossima alla storica rivista Domus, fondata nel 1928 da Gio Ponti (l'autore del Pirellone), ed è bello sentirsela raccontare nei suoi dettagli più minuti, con l'insistenza sulle relazioni personali, sulle intenzioni e sugli esiti, sui cambi di rotta, sulle divergenze e sulle convergenze, sui rapporti con il mercato, con l'industria, con la società.
Valter Scelsi
Nella foto: Una camera con mobili di Ettore Sottsass - immagine tratta da "Design Italia '70", Achille Mauri Editore, Milano 1970
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