Lichtungen significa "radure", rare zone di luce immerse nell'ombra del bosco. Nome e metafora azzeccati per una rivista che dà spazio a nuove realtà letterarie, giovani e ancora poco note. Martedì 1 febbraio 2005 il Centro Culturale Europeo (l'Istituto Cervantes, il Goethe Institut, il Centro Culturale Italo-Austriaco e il Centre Franco-Italien Galliera) ha invitato a parlare della , Primus-Heinz Kucher, docente di Letteratura Tedesca Moderna e membro del consiglio scientifico, Luigi Surdich, Claudio Pozzani e Camilla Salvago Raggi. Markus Jaroschka, direttore e anima di Lichtungen, non ha potuto esserci per problemi di salute. L'incontro si è svolto presso la Sala del Centro nella Sede della .
Graz - Capitale Europea della Cultura 2003 - è una città dalla doppia identità. Un po' tradizionale e conservatrice - «quasi reazionaria», dice Michaela Bürger, direttrice del Centro Culturale Austriaco a Genova - e un po' proiettata verso il futuro. L'interesse per le avanguardie era già evidente negli anni Settanta, quando il Forum Stadtpark lanciava futuri Nobel come Elfriede Jelinek. Nel 1979 nasce Lichtungen rivista di letteratura, arte e critica sociale, che continua ad alimentare la ricerca di novità, soprattutto a livello locale. Nel '97 avviene il salto di qualità, con il progetto TransLOCAL, «una specie di network letterario che raccoglie testi da 25 paesi diversi», dice Kucher. E la prossima uscita, incentrata sulla poesia europea, raccoglie testi in 67 lingue.
In pieno 2003, Kucher e Jaroschka decidono di far conoscere poeti, scrittori e testi della città che avrebbe seguito Graz in qualità di Capitale Culturale. Il numero su Genova è uscito l'estate scorsa, vi si trova un succo iperconcentrato di letteratura ligure. Niente affatto facile la selezione, affidata a Surdich. E anche il criterio della traduzione ha pesato: «ho dovuto tradurre molti testi e poi selezionarli per vedere quali riuscivano meglio in tedesco», dice Kucher.
La formazione è piuttosto completa: abbiamo i cavalli di battaglia Montale, Sbarbaro, Campana e Caproni. La prosa di Calvino, Maggiani, Rossana Campo e Camilla Salvago Raggi. Ancora poesia con Sanguineti e Pozzani. E poi Enrico Testa, Adriano Guerrini e Giovanni Giudici, Luigi Fenga e Giuseppe Conte. Poi ci sono due wild card provenienti da una disciplina leggermente diversa, ma che fa parte dello stesso sport (la cultura): Gino Paoli e Fabrizio De Andrè con "Das Büro der verlorenen Dinge" (a voi scoprire se si tratta di "Quattro amici al bar", "Il cielo in una stanza" o altro...) e "Via del Campo".
Tutti contribuiscono a dare un'idea del fermento letterario genovese, ma soprattutto un'immagine della città.
Pozzani e Salvago Raggi leggono i propri testi selezionati: la poesia Genova, Saudade & Spleen e un passo del romanzo L'ora Blu. Poi c'è un attimo di panico, perché nella selezione è finita pure una poesia in dialetto genovese, ma nessuno la sa leggere. «Allora è proprio vero che sta scomparendo!», dice Michaela. Per fortuna arriva un medico coi capelli bianchi a salvare la situazione...
Nella foto: da sinistra Pozzani, Surdich, Kucher, Bürger, Salvago Raggi