Pensate ai camalli. E al verbo "cammallare". Sono sinonimo di sforzo bruto, fatica improba (ricordate la famosa gag dei Cavalli Marci, che portavano in giro un armadio vestiti da portuali dicendo solo "pessimismo e fastidio"?). Eppure, parlando con
Amanzio Pezzolo, colonna storica della
Compagnia Unica, ci si svela un mondo misterioso e affascinante. Certo, c'è la fatica, ma anche l'amicizia, lo spirito di gruppo, la tragedia, l'orgoglio, la città vista dal porto come da un grande palcoscenico. Proprio come a teatro. E alla fine Amanzio a teatro ci è andato davvero.
Pezzolo è protagonista, insieme ad
Aldo Vinci, nello spettacolo
Camalli, storie vissute e narrate dalle genti del Porto di Genova della Compagnia
OltreLaScena, al
Teatro degli Zingari (via Mura degli Zingari 12r)
dal 25 al 30 gennaio 2005. Inizio alle ore 21.
Riappropriarsi di una parte importante della storia cittadina: questo il senso dello spettacolo. Il copione è stato scritto a sei mani da Aldo, Amanzio ed Elio Rosati, che ha curato la parte storica, «anche se - dicono - è nato come un laboratorio, ed è in continua trasformazione». Il genere è quello del teatro di narrazione: «ma con in più la scenografia - continua Aldo - di un magazzino delle merci». Le storie sono soprattutto quelle raccontate da Amanzio, con cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata durante le prove.
Berretto blu e baffi, Amanzio è proprio come ci si immagina un portuale. Entrato in Porto nel 1961, ne è uscito nel 2001. Nei suoi occhi si leggono quarant'anni di vita, di lotte con i compagni della Compagnia Unica, tappe della storia italiana e non solo vissute in banchina. Dalle sue parole si intuisce una vita dura, piena di fatica e sangue marcio. Ma si vedono anche le soddisfazioni, e soprattutto la convinzione di aver fatto parte di un mondo particolare, forse privilegiato.
Che effetto fa stare su un palco a raccontare la propria storia? «In un certo senso
la vita stessa è un teatro. Genova poi ha proprio la forma di un anfiteatro, con il Porto al posto della scena - dice Pezzolo - quando lo si fa con degli amici poi...Ci siamo divertiti, anche se non credevo fosse così faticoso».
Quali sono i momenti che ti sono rimasti più impressi? «Il primo giorno, quando sono entrato in Compagnia. E poi quando siamo sopravvissuti, non sconfitti, a una lunga battaglia durante tutti gli anni '80. In quel periodo abbiamo subito ogni tipo di attacco».
I portuali sono una categoria lavoratori un po' a sé:
il Porto è un piccolo mondo e loro sono una specie di comunità. Cos'hanno di diverso rispetto ad altre categorie? «Il loro privilegio è essere nati con la città, e di essere organizzati nella Compagnia Unica», dice Amanzio, che della Compagnia è stato anche dirigente. «C'è un'organizzazione ferrea, quello che decide l'assemblea è intoccabile. Per questo siamo sempre stati compatti e ci siamo fatti rispettare». Uno dei motivi che lo hanno spinto a diventare narratore è la voglia di spiegare che fare il camallo è una professione, un mestiere, un'arte. «Non si tratta solo di caricare e scaricare. Chi pensa questo non ha capito nulla».
Il Porto è cambiato molto negli ultimi quarant'anni? «Tanto, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza, che è peggiorata». Le macchine hanno influito sul vostro lavoro? «Certo, e hanno fatto aumentare gli incidenti mortali. Vedi,
decine di persone che lavoravano con me che non hanno più l'indice. Perché quando si caricava il caffè lo si doveva legare con una specie di cima. Se non stavi attento, quando tiravano su - zac! - in un attimo ti portava via il dito. Ma oggi, se ti cade addosso un container, c'è poco da fare».
Un mondo a sé ma non isolato. «Per l'Irpinia, il Polesine, le varie alluvioni, noi ci siamo sempre mossi», continua Pezzolo.
E una volta hanno pure spedito una nave in Vietnam... «A noi la guerra e i bombardamenti non andavano giù. Avevamo anche boicottato delle navi americane. Un personaggio diventato mitico - Sossai - caricò una nave con migliaia di tonnellate di aiuti e la condusse di persona in Vietnam». Anche il rapporto con la città è frequente: centinaia di scolaresche sono andate a visitare le banchine, e i camalli sono andati molte volte nelle scuole a raccontare chi sono.
Come vedi il porto oggi? «È ancora l'occasione più grande che ha Genova». Purtroppo i giovani hanno vita più dura di qualche anno fa, i ritmi sono più stressanti, non si fa più formazione. Il pensiero con cui concludiamo la chiacchierata è una dichiarazione d'amore al Porto: «Io ho due figlie, sarei felicissimo se mio nipote, tra vent'anni, dovesse entrare in Compagnia».
Qualche informazione sullo spettacolo
In scena: Aldo Vinci e Amanzio Pezzolo
Musiche dal vivo: Mauro Sabbione
Regia: Aldo Vinci
Aiuto regia: Cristina Cavalli
Direzione Tecnica: Mauro Lasagna
Organizzazione: Cristina Torriano
L'ingresso costa 15 Eu di cui parte andrà alla Comunità di San Benedetto. Per info e prenotazioni 338 4401360.
In alto: foto di gruppo dello staff. Aldo Vinci è il primo a sinistra, Amanzio Pezzolo l'ultimo a destra