Si faceva un gran parlare del dopo 2004. Che si farà? Che succederà? Il Centro Culturale Europeo non si spaventa, anzi, rilancia: martedì 18 gennaio riparte con i suoi appuntamenti. In occassione dell'incontro L'Europa dell'insegnamento e della ricerca: l'esperienza dell'Istituto Universitario Europeo di Firenze, Adriano Giovannelli presenta Ives Mény.
Nel frattempo è ora di consuntivi. Il 30 marzo dell'ormai fu (e non ci si crede ancora) 2004 è nato a Genova un progetto senza uguali in Europa. Quattro Istituti di Cultura (l'Istituto Cervantes, il Goethe Institut, il Centro Culturale Italo-Austriaco e il Centre Franco-Italien Galliera) hanno deciso di andare a vivere insieme in un innovativo Centro Culturale Europeo, per aumentare lo scambio e il dialogo fra i diversi paesi. Come ai mondiali di calcio, la nazione ospitante - l'Italia - partecipa di diritto. Grazie al sostegno della hanno trovato casa: si tratta di Palazzo Carcassi in via Chiossone. Residenza di tutto rispetto, ma un po' malconcia per un abbandono ventennale. Il trasloco è previsto per l'inizio del 2006, quando saranno finiti i lavori di ristrutturazione.
Nel frattempo le iniziative sono partite a spron battuto, ed è stata la stessa Fondazione Carige ad ospitarle nella Sede di via D'Annunzio.
Nel primo anno di vita del Centro abbiamo avuto convegni, concerti, mostre e presentazioni di libri. Gli appuntamenti hanno fatto registrare una partecipazione sempre in crescita, che alla fine si correva il rischio di non riuscire ad entrare...
A metà giugno (il 18 e il 19) si è partiti con una doppia inaugurazione: la conferenza di Giuseppe Galasso - intitolata Passato, presente e futuro dell'Europa - ha fatto un ripasso di storia. È stato subito chiaro che non si trattava di far retorica: Galasso ha detto che la vicenda europea è «una spirale di guerre e sangue». Quasi un miracolo che oggi sia in pace. Non mancano le difficoltà, ma una cosa è certa: indietro non si torna. Per la sera successiva è stato organizzato il concerto Not(t)e d'Europa, in piazza De Ferrari, con il Gorka Benitez Quartet, Les Nubians, i Gnawa Impulse, Hubert von Goisern.
Pausa estiva e poi, il 26 ottobre, l'incontro L'avventura dell'unità europea. Una sfida con la storia e il futuro con Valerio Castronovo intervistato da Antonio Di Rosa. Anche questa volta sono emersi dubbi, difficoltà e opportunità della nuova Costituzione Europea, che sarebbe stata firmata pochi giorni dopo.
Il 28 ottobre è stata la volta di Olivier Piovre D'Arvor, fondatore della Compagnie du Theatre du Lion. Nella conferenza Creatori senza frontiere. La nuova faccia dello spazio culturale europeo ha affrontato la questione dell'identità dal punto di vista artistico.
Intensissimo il mese di novembre, iniziato lunedì 8 con Javier Gomà Lanzon, direttore generale della Fondazione Juan March, intervistato da Franco Manzitti sul tema Il politico esemplare. Alla ricerca dell'eccellenza perduta. Secondo lo spagnolo una delle categorie politiche fondamentali del pensiero politico occidentale è quella di "esempio", di cui gli uomini politici sono un'incarnazione tipica. Mercoledì 10, invece, si è aperta un parentesi letteraria per la presentazione del libro Le anime grigie di Philippe Claudel. Francese di provincia (orgoglioso di esserlo), Claudel ha scritto un intenso giallo ambientato nella Lorena della prima guerra mondiale.
L'emigrazione italiana è stata al centro dei due appuntamenti successivi. Martedì 16 novembre Edith Pichler, docente di Scienze Sociali a Berlino, e Antonio Golini, demografo della Sapienza, hanno discusso de Il caso Germania: nuovi flussi e modelli d'integrazione. Il successivo venerdì 19 ha inaugurato una mostra fotografica Un viaggio per immagini: Italia - Germania - Svizzera e ritono, di Roger Wehrli.
Fuochi d'artificio negli ultimi due incontri della stagione. Mentre, martedì 30 novembre, Gerfried Stocker raccontava il suo Ars Electronica Festival di Linz, nella Sala del Centro non sarebbe entrato nemmeno più uno spillo. Moltissimi i giovani accorsi per ascoltare le ultime novità in materia di arte e tecnologia. La presenza di Oliviero Toscani ha aggiunto, come al solito, molto pepe al dibattito.
Infine, il 14 dicembre, a coronamento di un anno di attività del Centro, ma anche di Genova Capitale Europea della Cultura, alcuni dei maggiori giornalisti culturali europei hanno cercato di capire se La cultura fa ancora notizia?. Marie-Françoise Leclère (Le point), Ángel Sanchez Harguindey (El País), Thomas Steinfeld (Süddeutsche Zeitung) e Maria Rennhofer (Österreich 1) hanno riempito all'inverosimile la Sala e fatto impazzire i traduttori (avete presente cosa vuol dire fare una tavola rotonda in quattro lingue?). Ma ne è valsa la pena. In chiusura, unanimi parole di apprezzamento per il lavoro svolto a Genova nell'ultimo anno.
Ecco qui un anno, il primo, di incontri, dibattiti, convegni di alto livello. Il Centro Culturale Europeo si presenta al 2005 con un biglietto da visita mica da ridere. L'esperienza di cinque Istituti (ci mettiamo anche la parte italiana) è stata mixata in un esperimento partito bene. Un primo esempio di persone che iniziano a sentirsi profondamente europee. A volte, forse, addirittura più che italiane, spagnole, francesi, tedesche...