Laura Guglielmi riceverà venerdì 17 dicembre, alle ore 17.00, il premio di giornalismo "Nuovi percorsi".
Durante la cerimonia a Palazzo Tursi prenderà parola la giuria, composta da Anna Castellano, Silvano Balestreri, Attilio Lugli, Marina Milan, Clara Rubbi, Camilla Talfani e Cesare Viazzi.
Nella stessa occasione verrà consegnato anche il premio Valentino Gavi a Fiorenza Vallino, direttrice di "Io donna".
Devo intervistare la capa.
Ora, non so se potete capire il carico di stress che questo comporta. Prima di finire in HP queste righe verranno sezionate virgola per virgola, se scrivo una qualche vaccata mi prenderà per il culo fino a Pasqua.
Non posso neanche cavarmela con l'adulazione. Laura è insensibile alle lusinghe, anzi. E lo credo, è una donna così intelligente, capace, bella, brava, modesta, simpatica e colta che non serve sviolinare (vabbè, tentar non nuoce).
La cosa peggiore è che me la sono anche cercata: lei non voleva. Ho dovuto insistere parecchio e solo alla fine - dopo una delibera redazionale a maggioranza bulgara - ha ceduto, accettando il responso democratico.
Allora avanti, o la va o la spacca.
Laura, è il tuo primo premio?
«Mmm... A Sanremo avevo preso un premio della Chiesa Anglicana, per un temino. Facevo le elementari. Vale?».
Direi di no. Hai deciso come vestirti, venerdì?
«No, non penso mai a queste cose. Proverò mille vestiti e finirò col mettermi il solito. Senti, ma hai in programma di farmi anche delle domande serie?».
Bè, stavo cercando di arrivare ai 5000 caratteri [il limite massimo del sistema, ndr] in modo indolore. Ok, ok. Senti questa: quali sono i tuoi "nuovi percorsi"?
«Ci sono quattro cose di cui vado fiera. La prima è mentelocale.it: sono felice di aver creato un luogo d'incontro in rete, una cosa utile che fa pensare e che è anche un punto di riferimento, non solo per Genova. Il discorso che più m'interessa è l'esser riuscita a creare un nucleo redazionale all'interno del quale ci fossero dei rapporti solidali. Il mio motto è "lavorare felici". Sei felice? Ma soprattutto: lavori?».
Capisco l'abitudine professionale, ma stavolta sono io che faccio le domande, tu puoi solo rispondere. Dunque, dopo mentelocale.it mancano all'appello tre cose.
«Quando scrivevo su
Repubblica delle donne sono stata fra le prime in Italia a parlare dell'arte contemporanea della mia generazione su un media a grande diffusione. Per la Beecroft ad esempio fu il primo articolo su un magazine non specializzato».
Apperò.
«Terza cosa: ho sempre creduto che per arricchirsi fosse importante girare molto. E così sono stata la prima a fare l'esame come giornalista professionista
free-lance in Liguria, e una delle prime in Italia. Per finire, il mio grande amore per il territorio, l'ambiente e la letteratura mi ha fatto inventare dei percorsi che evidenziano la presenza di scrittori e poeti in Liguria: un'esperienza che hanno voluto conoscere anche a New York».
Ma che tipo di giornalista sei?
«Sono irrequieta di base, quindi ho una certa difficoltà a definirmi. Ho sempre voglia di cambiare. Diciamo che ho cominciato recensendo libri e adesso faccio anche le cronache delle prime del Carlo Felice».
Maestri?
«Ho avuto la fortuna di averne tanti, a Genova, Roma, Milano. Non li vorrei citare perché se me ne dimentico qualcuno...»
Cosa ti ha spinto ad accettare di diventare la "capa" di mentelocale.it?
«Ho visto che finalmente ero la più vecchia della redazione e non la più giovane! Scherzi a parte, era una buona occasione per creare qualcosa di nuovo. Ricordo che dopo la prima settimana, in cui mi avevate studiato per capire che animale ero, tutti avete accettato che correggessi i pezzi, che dessi suggerimenti o cazziatoni. La fiducia che mi avevate dato mi aveva fatto capire di essere sulla strada giusta: la nuova generazione di 25/30 anni era pronta ad accettare una capo donna, se la riteneva capace».
Quando sarai direttrice del Corriere della Sera ti posso mandare il curriculum?
«Disorganizzato come sei, ti prendo al massimo come inviato. In Botswana».