Mentre ci apprestiamo a vivere gli ultimi scampoli di 2004 e si avvicina il tempo dei consuntivi, il Centro Culturale Europeo mette la quinta: organizza un incontro con alcuni dei massimi esperti europei di comunicazione culturale per capire com'è messa con i media odierni. Martedì 14 dicembre la tavola rotonda dal titolo La cultura fa ancora notizia? ha avuto luogo, come al solito, presso la Sede della . Hanno partecipato Marie-Françoise Leclère (caporedattrice culturale del giornale Le Point), Maria Rennhofer (direttrice culturale della radio Österreich 1), Ángel Sánchez Harguindey (responsabile culturale di El País), Thomas Steinfeld (direttore del feuilleton del Süddeutsche Zeitung). Al coordinamento Mario Paternostro (direttore di Primocanale).
Schiacciata dalla cronaca politica o economica, dall'omologazione televisiva, la comunicazione culturale arranca o gode di buona salute? Tira? Ma soprattutto, che cos'è? I relatori invitati rappresentano media diversi, di paesi diversi. Più che un confronto, si è avuta una panoramica - come si dice - a volo d'uccello sulle maggiori problematiche. E che problematiche...
Un concetto è condiviso più o meno da tutti i presenti: "mannaggia alla tv". Il primo della fila è Harguindey di El País: «la tv banalizza la comunicazione culturale. Badate, non è una considerazione morale, è un fatto». È d'accordo anche Steinfeld: «la tv non è compatibile con la cultura». Mentre Leclère non butta tutto nel cestino: «non possiamo rigettare tutto. Bisogna fare una buona selezione».
Altro tallone d'Achille condiviso: il calo dei finanziamenti, ma quelli - si sa - fuggono chiunque e qualunque cosa di questi tempi. Maria Rennhofer parla di radio Österreich 1, che dedica una bella fetta del radiogiornale (8 minuti) alla cultura, ed è la rete culturale per antonomasia. Harguindey - oltre ad avercela a morte con la tv - racconta il difficile compito di fidelizzare il pubblico con le più varie iniziative: una recente collana di libri lanciata dal suo giornale a prezzo più che modico (meno di tre euro) ha fatto raddoppiare i lettori di Neruda, che già erano un po' più di due gatti (si è passati da uno a due milioni...).
Altro concetto espresso in modo forte e chiaro: cultura non è solo promozione dell'evento ma approfondimento dei trend, dei background, di ciò che si cela al di là del fatto. In questo contesto la spettacolarizzazione ha poco a che fare con la sua vera natura (vedi ancora tv).
Thomas Steinfeld, poi, spezza un'insolita lancia a favore della carta stampata. Normalmente si pensa che i giornali siano destinati a soccombere perché in perenne ritardo rispetto a media più rapidi e incalzanti. Al contrario, sostiene che il ritardo sia a loro vantaggio: i giornali hanno tempo per l'approfondimento. «Guardate il caso del calcio: oggi si giocano partite in mezzo alla settimana, o al venerdì e al sabato, ma la gente aspetta sempre il commento del lunedì». Insomma, gli approfondimenti hanno ancora un valore, mentre tutto il resto della comunicazione va verso il simbolismo: politica ed economia comprese.
E Genova? Come è rimbalzata in Europa nel corso di quest'anno? È una bella addormentata che si è svegliata. È entrata nel gotha delle "città divine" insieme a Roma, Venezia, Firenze. Prima nessuno la conosceva, oggi è una star. I complimenti sono unanimi. Borzani precisa che non si tratta di una riscoperta, che la nuova Genova è una creazione, che prima non esisteva. La Rennhofer cita il caso (che abbiamo conosciuto da vicino) dell'Ars festival di Linz. Puntare sulla cultura si può, in alcuni casi è necessario per non soccombere.
Il dibattito va verso la conclusione. Ma l'alt è dato da Harguindey, che non fuma da due ore e chiede pietà: «vi prego, sono un adicto del fumo, fatemi uscire».
È stato uno degli incontri più interessanti e partecipati del Centro, le autorità abbondavano. Un ultimo pensiero per i traduttori simultanei, che si sono dovuti "smazzare" quattro lingue diverse. Deve essere stato un incubo...
Nella foto: la lunghissima tavola rotonda, da sinistra Ángel Sánchez Harguindey, Mario Paternostro, Marie-Françoise Leclère, Maria Rennhofer, Thomas Steinfeld