Tutto esaurito alla Fondazione Carige: arrivano Oliviero Toscani e Gerfried Stocker, direttore dell' di Linz, per parlare di arte e tecnologia. Coordina il giornalista Paolo Calcagno. Nella Sala del Centro c'è il pubblico delle grandi occasioni: gli aficionados che seguono tutti gli incontri non si sono persi nemmeno questo, ma martedì 30 novembre con l'incontro Un tuffo nell'arte del futuro, il Centro Culturale Europeo ha sfondato anche la barriera di un pubblico giovane, composto soprattutto da studenti dell'Accademia, appassionati d'arte contemporanea, e persone interessate ad un fenomeno d'avanguardia come l'Ars Electronica.
Si parla di quella zona futuristica dell'arte a stretto contatto con le nuove tecnologie, tanto da scompaginare categorie consolidate. Vediamo un video in cui un concerto dal titolo diventa installazione visiva: sullo sfondo del palco un software traduce in segni i gorgheggi degli attori (Jaap Blonk e Joan La Barbara). Gli sviluppatori di questo software sono Golan Levin e Zach Lieberman: artisti o programmatori? Un po' tutti e due: «il software è un mezzo per raccontare storie», dicono loro, che sono dovuti diventare dei tecnici esperti per metter su lo spettacolo.
Toscani, che passa per un tecnoscettico, smentisce: «non sono scettico. Mi oppongo fermamente a tutte le innovazioni, ma cerco di conoscerle per capire cosa sta succedendo». Per lui il problema fondamentale non è la tecnologia ma la creatività, e questa non dipende dal mezzo che si utilizza. E continua: «la mia critica è rivolta rivolta ai giovani che sperano nella tecnologia per risolvere i problemi di creatività». Infine, il fotografo sostiene che l'arte - e quindi la creatività - è sempre sovversiva «sennò non ci serve». Il fine ultimo dell'arte, che Toscani identifica con ogni prodotto dell'uomo, è la condizione umana. Se ci si perde nei mezzi, si crea spazzatura.
Con una lunga introduzione Gerfried Stocker illustra che cos'è il Festival Ars Electronica. «Fino agli anni '70 Linz era conosciuta solo come la città più sporca dell'Austria». Colpa dell'industria siderurgica. Poi viene la crisi, la necessità di reinventare la vocazione di un territorio. La cittadina si butta nel tecnologico. Nel 1979 parte il Festival con mostre, incontri e installazioni. È un evento d'élite, ma presto si aprirono le porte del futuro alla gente comune. Infatti, dai primi anni Ottanta la manifestazione è accompagnata da un mega concerto-installazione coinvolge migliaia di persone. In qualche occasione la Radio ha invitato la gente ad aprire le finestre e mettere l'apparecchio sul davanzale. «Gran parte del Nord dell'Austria è stata invasa dalle note del Festival», dice Gerfried.
Poi sono venuti il Premio Ars Electronica, il Museo del futuro e il Futurelab. Ciò che si fa in queste strutture è ricerca artistica, tecnologica, ma soprattutto sociale. «Quello che ci interessa è capire l'influenza della tecnologia sulla società». È per questo che alla domanda "dobbiamo avere paura della tecnologia?" Stocker risponde: «Certo che sì, se capita nelle mani sbagliate, come quelle dell'industria, può essere molto pericolosa».
Si scivola così su un tema "classico" quando si parla di tecnologia: può essere veicolo di democrazia? Toscani scatta: «ma se il 93% della popolazione non ha accesso ad Internet, che cavolo di democrazia è?!». Vero. Come è vero, e lo dice Stocker, che anche chi non ha accesso alla tecnologia, né è influenzato. Basta pensare al sistema economico e finanziario mondiale, governato attraverso Internet. Una sola cosa è certa, non si può fare gli struzzi, non si deve avere paura: «d'altra parte», dice Toscani, «anche un pennello è tecnologia...».
Infine, fatto molto interessante per una città che va incontro alla fine dell'"anno di gloria 2004", il Festival di Linz è un esempio lampante di come un investimento culturale possa far cambiare faccia al territorio. «Lo sforzo più grande», dice Stocker, «va fatto per cambiare la mentalità della gente». Oggi il "Centro del Futuro" e le sue iniziativa fanno parte integrante della città austriaca. E la gente, con le installazioni, ci si diverte pure. Ce n'è una () che proietta sull'enorme facciata del palazzo comunale le sagome delle persone che passano. Anche se il proposito dell'installazione non era proprio quello, i cittadini si sono affezionati e creano tutti i giorni dei veri e propri teatrini...
Nella foto in alto: l'installazione Body Movies a Linz Nella foto in basso: la folla nella Sala del Centro alla Fondazione Carige