Come fare dell'eclettismo e della curiosità uno stile vita. Potrei riassumere così, in poche parole, la storia di Gianni Bruno che, negli anni, è passato con disinvoltura dalla danza al teatro, dal cinema all'architettura e alla ristorazione (in via di sperimentazione, sottolinea lui), da Genova a New York.
Ma partiamo da "casa nostra", dal restyling di mentelocale café.
«Gran parte delle idee dell'allestimento sono di Francesca Parodi, mia collaboratrice e compagna. La direzione ci ha chiesto di adottare un criterio d'unità che rendesse più omogenee le quattro aree del locale: l'ingresso, il dehors e le due salette. Mentelocale ha un tratto caratteristico molto forte, quest'idea della comunità virtuale e reale, e abbiamo dovuto tenerne conto», spiega Gianni.
Di scelte coraggiose ne hanno dovute fare. Prima fra tutte, sacrificare le due spirali d'acciaio che pendevano scenograficamente dal soffitto:
«Abbiamo adottato una filosofia opposta a quella dei primi allestitori che hanno scelto di riempire lo spazio con oggetti grandi e significativi dal punto di vista del design e della comunicazione; noi abbiamo puntato sulla valorizzazione degli spazi vuoti e sulla leggerezza. Il lampadario dell'ingresso l'ha realizzato un fabbro del centro storico su nostro disegno. Per le pareti della prima saletta abbiamo scelto alcuni ingrandimenti degli studi del Carracci dedicati ai cinque sensi; nella saletta piccola abbiamo calcato la mano con il rosso delle pareti e la valorizzazione dei tendaggi di velluto».
La scelta è stata di creare uno spazio disponibile che si adattasse alle mutevoli esigenze del locale, senza rinunciare a note originali e caratterizzanti, come la scritta dorata su sfondo nero sopra il bar, «un omaggio all'avanspettacolo, un riferimento alla "vita notturna" di mentelocale», continua Gianni.
Ma facciamo un passo indietro. L'attività di Gianni Bruno inizia nel '78, all'Arci, dove cura un progetto per la valorizzazione degli spazi culturali nelle periferie e si sviluppa in tre poli principali: Sestri Ponente, Bolzaneto e Nervi: «ho curato produzioni di danza e prosa al teatro Verdi di Sestri e al teatro Margherita, ma mi sono interessato di più alla danza che, fino a qualche anno fa, era poco ospitata nei teatri di prosa. Dall'85 al '94, con Franco Bolletta, ho organizzato otto festival di danza contemporanea; con Giorgio Garrè, ben 22 anni di rassegne cinematografiche a Nervi: il Cinema nel Roseto».
Poi è stata la volta del teatro-danza e degli spettacoli di nuovo circo con acrobati, musicisti e danzatori: «nel 2002 Valeria Campo ha curato lo spettacolo itinerante Il barone rampante, sugli alberi del parco di Nervi. È stato un tentativo di rendere protagonista questa parte della città, anche se poi le scelte dell'amministrazione si sono spostate sul contesto museale e non ci sono più stati i finanziamenti».
Ed è "dal sapersela cavare", dalla capacità d'inventiva, dalla ricerca continua di nuove soluzioni per contenere i costi d'allestimento degli spettacoli e far fronte alla carenza di mezzi, che Gianni Bruno ha acquisito un'altra professionalità: «da circa un anno io e Francesca abbiamo uno studio di scenografie e costumi teatrali in piazza Banchi, ma facciamo anche allestimenti e progetti per interni. Il nostro rapporto con mentelocale è nato in occasione dell'allestimento del Mucca Bar la scorsa estate. In aprile cureremo la versione per marionette della Fanciulla del West al Carlo Felice. Il 15 dicembre invece voleremo a New York per vedere una nostra produzione, uno Schiaccianoci irriverente messo in scena dalla compagnia di David Parker, con la quale ho già collaborato dal '96 al 2000, facendo il pendolare tra gli Usa e Genova. Per Carnevale parteciperò al Festival del teatro di strada di Sorrento con Valeria Campo».
Come se tutto ciò non bastasse, c'è ancora un'altra attività: la ristorazione. Dal mercoledì alla domenica il è aperto anche la sera con un menù fisso da 15 euro: «funzionerà soprattutto come dopo-teatro. Ma vedremo, questo è solo un esperimento», conclude Bruno.