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Intervistare
Aldo Nove, ovvero Antonello Satta Centanin, significa saper da dove si inizia ma non dove si arriva. Così, verso la fine della nostra chiacchierata si finisce a parlare di
Rocco Siffredi e
Selen, e Aldo esclama: «Bene! Abbiamo finito con l'argomento migliore!». Tuttavia, tra la nostra stretta di mano e il Re dei batacchi, ci sono state molte altre parole interessanti.
Aldo Nove, autore "cannibale" di
Woobinda,
Superwoobinda,
Puerto Plata Market,
Amore mio infinito, ha scritto insieme ad
Andrea Liberovici la sceneggiatura del
Candido di Voltaire, in scena
fino al 5 dicembre al Teatro Duse di Genova.
Come vi siete conosciuti tu ed Andrea? «La nostra amicizia risale a diversi anni fa. Capitammo tutti e due alla presentazione di un libro di
Sanguineti. Ci siamo subito trovati: ci piace un sacco ridere e lo facciamo in continuazione».
I due decidono di lavorare insieme. Una prima esperienza al
Museo di Storia Naturale di Genova, dove Liberovici inscena tre monologhi, di cui uno di Aldo 9. Poi il Candido. Come mai proprio Voltaire? «Perché, come tutti i classici, ha un fascino particolare: riesce a fotografare talmente bene il proprio tempo da renderlo universale. Nel Candido non parla dei massimi sistemi, ma della situazione economica e politica del suo tempo». La rielaborazione ha quindi il valore di una scommessa: riprendere la vitalità del testo e adattarla alla nostra epoca.
Il modo di scrivere del filosofo li ha aiutati: «Calvino diceva che la struttura del Candido è molto simile a quella dei cartoni animati, e Andrea si è in qualche modo ispirato ai cartoons per lo spettacolo». Che c'entra uno come
Funari (nella pièce interpreta Pangloss - il filosofo-metafisico-teologo che "vende" ottimismo dicendo che questo è il migliore dei mondi possibili) con la metafisica? «Molto. All'epoca di Voltaire c'era il pensiero "forte" della metafisica, religioso e teologico. Oggi ce n'è un altro simile: l'economia. Funari è perfetto nel personaggio del venditore (del Nulla)».
E pensare che i due non credevano accettasse quel ruolo. Invece Gianfranco si è prestato subito: «A differenza di quello che si crede è una persona molto gradevole e colta. Abbiamo in mente un altro progetto: un lungometraggio basato su
Re Lear di Shakespeare, dove lui interpreterà una specie di Ceausescu/Saddam che, perso tutto potere e finito in carcere, ha dei flash back sul suo passato». E non dimentichiamo
Caterina Guzzanti, anche lei del gruppo.
Guardi la tv? «E chi non lo fa? Cerco di farlo in dosi omeopatiche, altrimenti rischia di diventare pericoloso». E di internet, che ne pensi? «Mah, ho tenuto una rubrica per tre anni sul sito Happyweb. Una cosa ormai è assodata: non è affidabile. E poi ci sono tante, troppe informazioni. Anche il fenomeno dei blog mi ha deluso. Su un centinaio ne ho trovati solo due veramente sinceri, in cui le persone scrivevano i fatti propri. E avevano molti problemi...Il resto è una specie di nuovo genere letterario, un gioco di vetrine in cui farsi vedere».
Come mai secondo te la gente cerca soprattutto porno sul web? «È circa l'80% del fatturato. Mah, guarda il tuo corpo e capirai, è una cosa normale».
Avete capito come siamo finiti a Rocco vero? Sì ma, incalzo, la cosa è vista come una perversione, no? «Mi sembra stupido. È vero che il fenomeno è strabordante: l'altro giorno, per esempio, cercavo una cosa qualsiasi su google e mi è venuta fuori una figa enorme. Certo, se un bambino di cinque anni vede una cosa così...».
Continuiamo sul versante web: «Ora sto facendo una ricerca sugli
Oops. Sono siti che vanno a pescare, nei contesti più normali, il momento in cui si scopre il corpo di qualcuno». Ragazzi, se cercate bene rischiate di imbattervi nella patata di una velina. Parola di Aldo.
Come è stato scrivere per il teatro? «Molto bello. Mi sono divertito da matti. Il lavoro dello scrittore è fatto soprattutto di solitudine, mentre la scrittura teatrale è un'esperienza collettiva». Progetti per il futuro? «Un abbozzo di romanzo. La storia è più meno così: l'universo è diventato un immenso villaggio turistico della Nike. C'è un promotore che si occupa di recuperare clienti, a cui succedono mille casini...».
Che rapporto hai con Genova? «Un rapporto d'amore di quando ero piccolo e venivo, con i miei, a prendere la nave per la Sardegna. La vedevo come una città immensa e tutta storta, piena di odori. Così mi è rimasta nella memoria».
Nella foto: Aldo Nove