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Da San Giovanni a Wolfsburg

 
Il fotografo Roger Wehrli ha ritratto il viaggio degli emigranti italiani verso Germania e Svizzera. Alla Fondazione fino al 17 dicembre
 
   

     
20 novembre 2004
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di
Daniele
Miggino
   
Scorrendo le foto della mostra Un viaggio per immagini: Italia - Germania - Svizzera e ritorno di Roger Wehrli - che ha inaugurato venerdì 19 novembre presso la Sede della Fondazione Carige - balza alla mente un pensiero: ci siamo passati anche noi. Noi chi? Passati dove? Noi italiani, attraverso le fatiche, i dolori, le speranze dell'emigrazione. La mostra, organizzata dal Centro Culturale Europeo, resterà aperta al pubblico fino al 17 dicembre.

Roger Wehrli, fotografo di fama internazionale specializzato in reportage sulle migrazioni, ha ritratto il viaggio di tanti nostri connazionali, partiti sopratutto dal Sud Italia - Puglia, Calabria e Sicilia - per cercare un futuro migliore in Germania e Svizzera. Paesi interi si sono svuotati, quartieri nuovi di trinca sono stati costruiti vicino alle fabbriche che arruolavano i nuovi arrivati (la di Wolfsbug e la Basf di Mannheim tra le altre).

Nel suo percorso, Wehrli (marito di emigrata italiana di seconda generazione) è riuscito a regalare uno scatto per ogni aspetto di questo fenomeno. Ci sono momenti di vita quotidiana: il lavoro in fabbrica, il tempo libero, i negozi con l'insegna "vini d'Italia" a Wolfsburg, le scuole bilingue, famiglie in salotto. C'è l'espressione di una cultura che i migranti si portano dietro e a cui restano tenacemente aggrappati: il concerto di Mino Reitano a Mannheim, Padre Pio su una slot machine (nel bar di un italiano), una festa.

Mentre guardo le foto, non posso fare a meno di pensare al Pasquale Ametrano di Bianco Rosso e Verdone, intrepretato da Carlo Verdone. Scanzonato e un po' irriverente, Verdone aveva reso a sua volta un'immagine tipica di queste persone. Ametrano, emigrato a Monaco, torna alla natia Matera per presenziare alle votazioni con la sua Alfasud rossa. E gliene succedono di tutti i colori...

Interessantissime le foto prese nei paesi di origine. Già, perché il viaggio della speranza non fa mai dimenticare "le radici" (Ametrano docet). Così, molti hanno lavorato una vita per costruirsi casa in Puglia o in Calabria. San Giovanni in Fiore (Calabria), per esempio, ha visto in quegli anni crescere case come funghi. Case grandi, con un piano per ogni figlio, che poi rimanevano quasi sempre vuote.

Civita è un altro luogo in cui è passato il fotografo. Ci si stupisce nel vedere una processione ortodossa - con tanto di Pope - per le strade della cittadina. Gran parte dei suoi abitanti, infatti, sono di origine albanese.

All'inaugurazione è stata invitata Elisabetta Abbondanza, italiana con origini tedesche, che da più di vent'anni vive in Germania. Insomma, una vita tra due patrie. Elisabetta, che oggi collabora con la Tv tedesca ZDF e insegna letterature comparate a Berlino, legge le sue poesie, racconta il suo legame alla terra di Hölderlin (che ha studiato e di cui legge un verso) e il rapporto di fiducia e di ospitalità reciproca tra i due paesi. Il suo è uno sguardo un po' diverso da quello degli operai della Volkswagen. La sua scelta è stata, in un certo senso, più "serena". Non quella dei suoi nonni, fuggiti dalla Germania del nazismo e accolti in Italia (nonostante il fascismo) «con grande rispetto».
Insomma, prima o dopo tutti i popoli sembrano destinati a muoversi: per lavorare, per fuggire, per la fame, e chi più ne ha più ne metta.

Nella foto in alto: Elisabetta Abbondanza legge le sue poesie all'inaugurazione della mostra
Nella foto in basso: una foto della mostra
 
 
 
 
 
 
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