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Luca Vitone, genovese, 36 anni, vive ormai a Milano da una decina d'anni. Nella nostra città ha pochi ma importanti rapporti di amicizia. Dopo la maturità si è trasferito a Bologna per frequentare Arte al DAMS. Collabora con il Link per la sezione Arti Visive: per il 25-26-27 gennaio ha organizzato Hops! ambienti, festival di visual e performing arts.
Dopo la prima personale nel 1987 alla Galleria Pinta di Genova, ha esposto in diverse città italiane ed europee, fino ad arrivare al PS1 di New York. Ama lavorare con la cartografia (foto in basso).
Lo abbiamo intervistato nel suo studio milanese. Sarà stata la giornata uggiosa, ma ci è parso vagamente triste, meditativo, concentrato nel suo "mestiere" di artista. Libri dappertutto. Il modellino della Torre Velasca, il suo monumento preferito, monumento laico, protagonista di un suo progetto interculturale, Wide City, nel 1998-99. Nell'open space, tavoli, un angolo con i divani. Il tè caldo.
Luca, quando hai deciso di fare l'artista?
Nell'autunno 1987 ho deciso che mi sarebbe piaciuto fare l'artista.
Da quando, invece, sei un artista?
Nel marzo 1988 l'ho deciso veramente.
Hai usato spesso la cartografia nelle tue opere: perché?
La cartografia è un mezzo semplice, riconoscibile e conosciuto, per parlare di un luogo. Il mio interesse per la topografia nasce dal pormi la domanda intorno al tipo di rapporto che abbiamo con il luogo di origine.
Come ti relazioni tu con il tuo luogo di origine, Genova?
Non lo so ancora... con curiosità. Comunque il rapporto con Genova è abbastanza complesso. Ho un grande amore per la città dove sono nato e dove è nata la mia famiglia, tuttavia non tornerei ad abitarci.
Cosa ti colpisce quando arrivi in città?
La cosa che mi piace di più, all'arrivo a Principe, è l'odore salmastro del mare.
Quanto incide il tuo lavoro in questa "lontananza", ovvero "presa di distanza" da Genova?
Incide in maniera prevalente. A Genova è imbarazzante la situazione della cultura e dell'arte. Una città che è pur sempre un capoluogo regionale e un grande porto del Mediterraneo. Un vero peccato.
Ma i genovesi che vanno fuori perché non tornano?
Forse bisognerebbe chiedere a Sanguineti perché non se ne è mai andato!
Scusa se insisto. Tu hai intitolato Stundàiu una tua personale importante, che si è tenuta a Roma al Palazzo delle Esposizioni nell'autunno 2000... un omaggio?
Sì. Di Genova c'erano, oltre al titolo, il libretto Itinerario attorno alle dimore dei Genovesi illustri in Roma, e altri elementi della "genovesitudine": una visione astratta, la percezione di un humus... ho cercato di ricreare la Creuza e l'odore salmastro della città. Nel video agivano quattro squadre di Trallallero in altrettanti luoghi topici di Genova: la spianata Castelletto, Boccadasse, la Birreria Moretti, Campo Pisano. E poi ho messo in mostra anche la ricostruzione di un tavolino quadrifoglio del 700 ligure.
Come ti definisci?
Un artista visivo.
Che media usi?
Fotografia, disegno, cartografia, oggetti, musica, cibo, itinerari.
Per esprimere quale linguaggio?
Babilonico. Non ho preconcetti, anche se non mi interessa la manualità e la forma di per sé.
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