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Cultura

L'evoluzione della cultura

 
Cavalli Sforza e Piazza illustrano i risultati di una ricerca che dura da decenni. Ormai l'essere umano controlla la natura. E va pił veloce
 
   

     
8 novembre 2004
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di
Daniele
Miggino
   
Evoluzione
Uno degli ultimi grandi incontri di questo Festival della Scienza 2004 ha visto la partecipazione di un eminente scienziato italiano, grande sostenitore dell'iniziativa. Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama mondiale e professore emerito presso la Stanford University, ha recentemente pubblicato un libro dal titolo L'evoluzione della cultura (Codice Edizioni, 2004) di cui ha parlato domenica 7 novembre nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, insieme ad Alberto Piazza, suo collega e collaboratore.

I due scienziati studiano l'evoluzione biologica, che riguarda i geni in senso stretto, da vari decenni. Alberto Piazza ne ha illustrato i punti fondamentali. I suoi cardini sono: la mutazione genetica, senza la quale non ci sarebbe alcuna variazione; il flusso genetico (dovuto alle migrazioni degli esseri umani); la deriva genetica (un processo di stabilizzazione dei geni che avviene nelle popolazioni più isolate); la selezione naturale.

Nell'evoluzione culturale si ritrovano gli stessi meccanismi alla base dell'evoluzione genetica: è questa l'idea di fondo. Le innovazioni avrebbero lo stesso ruolo delle mutazioni genetiche, mentre il linguaggio sarebbe il tramite dell'evoluzione. «Già Darwin aveva scritto che la mappa genetica completa sulla terra e quella delle lingue sparse nel mondo sarebbero state coincidenti», dice Piazza, e anticipa un concetto ripreso da Cavalli Sforza: «Negli esseri umani l'evoluzione culturale è diventata preminente rispetto a quella biologica». Ovvero, la cultura si evolve più rapidamente dei geni, e addirittura li influenza.

«Nel linguaggio si trovano i due tipi di comunicazione possibile», dice Sforza, «una è quella genitori-figli, di tipo verticale-conservativa e molto simile a quella genetica. L'altra è quella orizzontale, che avviene tra tutti gli individui. Quest'ultima è molto più rapida, immediata».

Se il progresso della cultura ha portato a innovazioni straordinarie, di cui Sforza cita quella avvenuta circa 10.00 anni fa (l'agricoltura) è altrettanto vero che ogni cambiamento ha dei costi. «Dobbiamo stare molto attenti a quello che facciamo, perché ogni scoperta porta con sé delle conseguenze», dice Sforza. «L'agricoltura, per esempio, ha portato la malaria in alcune zone del mondo».

Anche la cultura può avere tempi molto lunghi. «Alcune istituzioni create in passato sono diventate molto stabili, pensiamo alle banche o ai monti di pietà; purtroppo anche la mafia», dice Cavalli Sforza.

Infine, una critica al razzismo da parte del genetista: «Noi abbiamo la pelle bianca perché alla base della nostra alimentazione ci sono i cereali, che non contengono vitamina D, un elemento fondamentale per combattere il rachitismo. La natura, per compensare questa carenza e produrla nel corpo umano, ha rimediato permettendo ai raggi del sole di penetrare la pelle chiara. Non è molto intelligente continuare a darsi delle arie per questo fenomeno».
 
 
 
 
 
 
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