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«Sono davvero imbarazzato ad essere qui tra scienziati, io che scienziato non sono», esordisce Folco Quilici. Il celebre regista, scrittore, e adesso anche direttore dell'Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare (ICRAM), fa sorridere un po' tutti nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, martedì 2 ottobre.
«Ho intitolato questo mio breve intervento in modo curioso, forse un po' affrettato. Quello che vi propongo è un tuffo nella storia, un'esperienza che mi piace paragonare ad un viaggio nella macchina del tempo. La mia passione più forte», continua, «è sempre stata l'archeologia sottomarina, forse perché l'acqua, più di ogni altro ambiente, avvolge e custodisce nel modo più assoluto il passato. E quanto sto per mostrarvi deve molto alla scienza».
L'incontro diventa l'occasione per proiettare L'impero di marmo, l'ultimo documentario di Folco Quilici. «Siete i primi a vederlo», continua il regista, «ho ritirato la versione definitiva questa mattina. Presto il film verrà distribuito in televisione e poi uscirà in DVD con alcune novità, tra cui la possibilità di scegliere tra più tipologie di commento».
Il video, della durata di 50 minuti, tratta i magnifici marmi policromi della Roma Imperiale, ricercati ovunque dai politici e dai ricchi cittadini dell'epoca. Un vezzo divenuto presto moda, che investì la capitale dell'Impero a partire dal I secolo a. c. e non mancò di irritare filosofi e poeti, a disagio per tanto sfoggio di ricchezza.
La telecamera si sofferma su opere grandiose, ricavate grazie al lavoro attento e raffinato di scultori fuori dal comune - considerati i mezzi tecnici di allora - e all'opera di migliaia di schiavi, tra cui moltissimi cristiani, costretti a lavorare in condizioni inumane nelle cave di marmo in Egitto ed Europa.
La voce narrante riprende testimonianze romanzate dell'epoca: lo scultore, l'artigiano il politico desideroso di opere sempre più raffinate per la sua villa, l'architetto, il direttore dei lavori alla cava. Le immagini passano dalle vecchie cave, sperdute nel deserto, a opere meravigliose ancora visibili, realizzate in porfido, marmo giallo o suggestive combinazioni di più minerali. Una spirale di lusso che più tardi, con la decadenza di Roma, si interromperà. Adesso, molti di questi capolavori, sfuggiti a razzie e danneggiamenti, trovano posto nei musei e in tante chiese cristiane.
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