La sede del Palazzo della Borsa è la più adatta per parlare di
Musei, economia e marketing, il secondo appuntamento promosso dalla
Fondazione Carige nell'ambito di
Fuori Quadro.
L'incontro, coordinato dal direttore del CAMEC di La Spezia,
Bruno Corà, pone l'accento sul ruolo che i musei hanno nell'economia e sulla opportunità di farli diventare centri nevralgici per lo sviluppo di un paese, l'Italia, sempre più turistico e legato al cosiddetto
Capitalismo Culturale.
Corà parte dalla missione a cui i musei sono preposti, ossia divulgare, informare ed istruire il pubblico attraverso la presentazione dei loro patrimoni, per raccontare quando sia decisiva, oggi, una politica del marketing con un prodotto difficile e ricco di contraddizioni come l'arte contemporanea.
«L'Arte Contemporanea», afferma Corà, «viene spesso considerata un genere esterno all'Arte, come se non ne facesse parte. In realtà "contemporaneo" definisce semplicemente il momento che tutte le opere attraversano prima di diventare
storiche».
Giotto, Masaccio e Caravaggio erano, per il loro tempo, contemporanei esattamente come
Kandinskij, Klee e Warrhol lo sono per noi oggi.
«Rispetto ai musei classici poi», aggiunge Corà, «cambia anche il rapporto tra artista ed espositore per il semplice fatto che spesso l'artista è presente con la sua opera e quindi pronto a collaborare perché l'opera venga esposta nel miglior modo possibile».
Dall'introduzione emerge anche quanto l'Italia sia nuova e aperta all'arte contemporanea. Rispetto a pochi anni fa, infatti, i musei di arte contemporanea sono cresciuti in modo esponenziale e con loro è cresciuta anche la capacità di promuoversi e presentarsi ad una sempre maggiore fetta di pubblico.
In questo contesto ben si inseriscono gli interventi di
Philip Rylands direttore del
Museo Guggenheim di Venezia, di
Gianfranco Imperatori, Segretario Generale dell'Associazione Civita e di
Luigi Paganetto, Preside della Facoltà
Tor Vergata di Roma. I tre hanno mostrato i diversi lati dell'attualità e delle opportunità di sviluppo che i musei hanno nel nostro paese.
Il
Museo Guggenheim, ad esempio, ha fatto del marketing e della diffusione planetaria dei suoi cataloghi un vero e proprio marchio capace di cambiare profilo a territori prima poco visibili. È per questo che, parlando del suo mecenatismo e sviluppo, spesso si presenta come esemplare e unico il
Caso Bilbao.
«Il marketing di un museo come il nostro», racconta Rylands, «non è semplice come quello di un qualsiasi prodotto di consumo. Per un museo sono le opere d'arte esposte ad avviare un meccanismo che promuove il museo prima della propaganda. A Venezia i nostri prodotti, i nostri servizi, e la nostra promozione hanno portato, l'anno scorso, 350.000 visitatori».
Luigi Paganetto e Gianfranco Imperatori hanno presentato i progetti e le opportunità create dai musei. Il museo così non è più
esterno alla città che lo contiene ma diventa un elemento inserito tra le ricchezze di un territorio.
I progetti avvenieriestici, il marketing e l'arte contemporanea come incontro tra artista e turista sono in qualche modo sovvertiti dall'intervento di
Giorgio Teglio, Presidente degli Amici dei Musei di Genova.
Teglio scoperchia il vaso di pandora facendo emergere le contraddizioni dell'arte contemporanea alle quali Corà aveva accennato all'inizio del suo intervento.
Contrariamente a
Palomar, personaggio di Calvino solito a mordesi la lingua prima di parlare e da cui lui stesso prende spunto, Teglio lascia che la sua lingua rimanga sana.
Il risultato è un intervento di denuncia che, tra citazioni e pensieri, attacca i critici, spesso spinti a guidare una artista per il suo valore commerciale piuttosto che per quello spirituale e i musei d'arte contemporanea stessi (per il Guggenheim riserva la definizione di
Mc Donald's dall'arte contemporanea) spesso riempiti da opere di protetti, spesso parte del loro consiglio di amministrazione, prima che di artisti.
Il prodotto dell'incontro, definito da Corà molto passionale, è un quadro (perdonate il facile gioco di parole) di quelle che sono le forze, le debolezze e soprattutto le possibilità che l'arte contemporanea ha in questo momento.
Il contrapporsi di opportunità e di idee modifica così la missione originale dei musei, allargandone le competenze fino a farli diventare parte di un progetto turistico completo che, partendo dalle opere, conduca anche il visitatore più esigente verso tutte le ricchezze che un territorio mette a sua disposizione.
Nella foto: il Museo Guggenheim di Bilbao