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Giuliano Galletta
 

Venti pollici

 
Parte una nuova rubrica. Giuliano Galletta impugna il telecomando e ci racconta la televisione. Dai Tg ai reality, con tattica zen
 
   

     
14 ottobre 2004
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di
Giulio
Nepi
   
Giovedì prossimo parte una nuova rubrica di mentelocale.it, l'undicesima. È Venti pollici, un osservatorio sul mondo della TV a cura di Giuliano Galletta.
Una firma nota - ha vinto quest'anno il premio Saint Vincent per la striscia quotidiana "Venti righe" del Secolo XIX - un giornalista con l'animo diviso fra l'attività professionale e un "lavoro estetico" che lo vede filmaker, performer e poeta visuale. Esperto di TV, ha tenuto seminari presso la cattedra di Estetica della Facoltà di Scienze della Formazione.

Curiosissimi come siamo, non potevamo non fargli qualche domanda sulla nuova rubrica...

«Prometto che prenderò sul serio quel che accade in tv, sia lo spettacolo che l'informazione. Il tutto con la massima libertà e in maniera zen».
Zen?
«La Tv va presa in modo Zen. Non frontalmente ma lateralmente: bisogna accattivarsela, accarezzarla, per poi colpirla dove va colpita».
Di cosa ci parlerai?
«I grandi temi sono due: la con-fusione fra informazione e spettacolo, con tutte le relative problematiche, e il reality show. Parlerò anche degli spot, naturalmente. E della nuova tv monotematica nata dal satellite che sta mettendo in crisi la vecchia televisione generalista. Partirò da una trasmissione o un evento particolare, poi farò naturalmente le mie considerazioni».
Il reality dà certamente ottimi spunti...
«Il reality è l'evoluzione del talk-show, a sua volta uno dei pochissimi programmi esclusivamente televisivi, assieme al quiz. Ma non ne parlerò in termini moralistici... volenti o nolenti i reality sono portatori di valori: in un modo decisamente contemporaneo creano dei modelli di comportamento, cioè in ultima analisi dei modelli etici. Vanno presi con leggerezza ma anche sul serio».
E dell'informazione cosa ci dici?
«Che ormai è separata dallo spettacolo da un confine molto sottile. Si fa informazione in sedi diverse dai classici telegiornali, basti pensare agli episodi clamorosi di Bonolis che ha fatto spettacolo con la fecondazione artificiale o con l'intervista di Bilancia. E poi gli stessi TG si stanno realityshow-izzando. La tv italiana è vittima del duopolio RAI-Mediaset e sta attraversando un momento di degrado palese. Una vera e propria corsa al ribasso».
Che tipo di telespettatore sei?
«Sono onnivoro. E un cultore assoluto dello zapping, un adoratore del telecomando. In questo se vuoi mi ricollego alle avanguardie storiche... lo sapevi che i futuristi facevano zapping? Col cinema. Entravano in una sala, vedevano tre minuti di film, poi uscivano e cambiavano cinema. E via così. Ad ogni modo oggi lo zapping è sufficiente per vedere la tv, che è molto schematica: ti bastano davvero tre minuti per capire l'intero programma».
È vero che hai scritto anche un libro sulla televisione [che è nella bibliografia essenziale di Encarta sulla TV, ndr]?
«Sì, ma non sulla televisione quanto piuttosto sul televisore. L'elettrodomestico. Ho analizzato il ruolo della TV in rapporto alla casa: dal "teatrino casalingo" degli anni '50, alla parcellizzazione di "una stanza - una TV", fino al "neo-teatrino" dell'home theatre».
E in TV sei anche dall'altra parte dello schermo...
«Commento due sere alla settimana il TG di Telecittà. E poi ho fatto una serie di 24 interviste di 24 minuti a Sanguineti sul Novecento, una bellissima iniziativa che sta per diventare libro».
Allora, per i lettori di mentelocale.it l'appuntamento è per giovedì prossimo.
«Esatto, arrivederci a giovedì!».
 
 
 
 
 
 
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