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Spettacoli

Nato per fare il pianista

 
Nel 1989 Andrea Bacchetti esord́ a soli 12 anni. Fu un tripudio. Oggi gira il mondo e raramente suona a Genova. L'intervista
 
   

     
6 ottobre 2004
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di
Daniele
Miggino
   
Luciano Berio e Andrea Bacchetti
Cosa vuol dire festeggiare quindici anni di carriera a 27 anni? Beh, vuol dire aver esordito a 12 anni. E così fu. Nel 1989, Andrea Bacchetti, partito da Uscio, si presentò al mondo - in quel di Milano - in qualità di bambino prodigio. In quell'occasione eseguì al pianoforte un'opera che Mozart aveva composto alla sua stessa età. Geni a confronto. Oggi Andrea è conosciuto in tutto il mondo, suona in Europa come in Giappone, oltre che in Italia, fa circa 50 concerti all'anno. Giovedì 7 ottobre la GOG, per cui tante volte Andrea si è esibito, gli ha organizzato una festa: un concerto nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi - dalle 18 - e la presentazione di un Cd che suggella i quindici anni di attività. Lo abbiamo chiamato, interrompendo più volte le prove per il concerto. Se va male, sapete a chi dare la colpa ok?

Caspita. Sei già un veterano? «Per carità. Questo Cd è opera della Gog, che tante volte mi ha sopportato in questi anni», dice Andrea. «A dire il vero è una mossa un po' pericolosa, perchè cominceranno a dire che mi sono montato la testa. Ma non è vero: concerto e cd sono per gli abbonati dell'Associazione, e per cercare di ringiovanire un pubblico rimasto a quarant'anni fa». Che cosa suonerai? «Una suite francese di Bach, poi alcuni Encores di Berio e una Fantasia di Chopin. In tutto dovrebbe durare una mezz'ora. Poi ci sarà l'incontro col pubblico».

Hai citato Berio. Tu sei considerato uno dei maggiori esperti della sua musica, vero? «Ho avuto la fortuna di studiare con lui. Ora, con la sua morte, alcuni pezzi sono diventati "classici", e io sono l'unico di una certa generazione che ha potuto incontrarlo e suonarli con lui».

Senti, quali sono i pregi e i difetti di essere un bambino prodigio? «Quando si è così giovani si ha un forza di cui non ci si rende conto», dice il pianista. «Io sono nato con la musica e tutt'ora campo facendo ciò che mi dà gioia. Certo, quando si cresce bisogna cominciare a governare quell'energia inconsapevole». Andrea è riuscito a superare la fase critica del passaggio alla consapevolezza. «Sai», mi dice, «molti geni precoci poi smettono. Non è facile andare avanti». Già è difficile diventare grandi con questo "fardello", figurati se gli altri ci metteno lo zampino per peggiorare le cose. Su questo punto ha un po' il dente avvelenato: «A un certo punto il genio bambino diventa un imbecille, uno che non sa suonare. Poi c'è da dire che l'ambiente italiano ama poco i suoi musicisti. Gli stranieri sono sempre meglio».

Insomma, non sono sempre rose. «A Genova poi si sono create, invidie, inimicizie, tanto che ho giurato di non suonarci più». Ma alla fine tornerà, ancora per la Gog, nella stagione 2005.

Hai seguito Genova 2004? Cosa ne pensi? «Sono stato talmente occupato che, devo dire la verità, ho seguito poco. Ma verso ottobre e novembre mi sono riproposto di fare un po' di visite».

Nella foto: un giovanissimo Andrea (a destra) con Luciano Berio
 
 
 
 
 
 
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